...Puoi scrivere quello che vuoi, leggeranno quello che vogliono. (D.) Sarà la scelta più difficile, ma qui dentro vorrò esserci soprattutto IO, anche con i miei illimitati... limiti...
mercoledì 31 maggio 2017
domenica 21 maggio 2017
Ho storie d'amore che non iniziano mai, anche se per uno di noi due, diretti interessati, sembra che "Tutto" vada avanti da mesi… (se non da anni). Ci sono alcune storie che invece ce la fanno ad iniziare, ma lo so già che finiranno. Ad ogni bacio dato, immagino un addio… che, prima o poi, puntuale, arriva. E non è mai come me lo aspetto. Tanto che fa sempre un po' più male… Ho storie d'amore che non vorrei mai dimenticare. Eppoi, ci sono tutte le altre: storie nate sui banchi di scuola, esaurite non appena mi sono resa conto di Chi sono… Cosa voglio… Come mi chiamo. Storie che sono nate al mare e, finite nel mare… altre invece che continuano anche in città (a distanza di tempo) in ricordo di certe corse sulla spiaggia, di certe sere coraggiose, trascorse a guardare le stelle nel cielo, senza poterle toccare, di certe canzoni tristi mai ascoltate per bene, perché facevano soltanto da sottofondo ad un abbraccio. Ho, nella memoria, tantissime storie d'amore che sono finite da parecchi mesi.Tuttavia, non si sa come facciano, in qualche modo vanno avanti… col pensiero. Abitudine? Vigliaccheria? Saggezza? Pigrizia? Ho storie brevi, ma parecchio intense, che anche dopo qualche anno che sono finite torno a ripensarci e mi vengono i brividi… in fondo alla schiena. Ma dopo passa subito. O quasi. Ho anche tantissime storie d'amore, abbozzate nella mente come scarabocchi, che non esisteranno mai. Perché magari non hanno decollato, per "cattiva" alchimia (ma secondo il metro di paragone di Chi?) O perché io non ho saputo gestire quel momento. O perché ancora… non era destino. E quando mi ritrovo a osservare due persone che sembrano potersi amare, se solo si guardassero in faccia, mi capita di pensare: "Questi due insieme sarebbero perfetti". E invece loro, niente… Loro continuano a ignorarsi, senza sfiorarsi nemmeno per sbaglio. Ho storie di sesso che assomigliano tantissimo a una storia d'amore, se solo imparassi a dire: "Ti amo" … fin da quando m'innamoro, al posto del solito "no, quello lì secondo me non può capirmi… e quindi: "Conquistarmi...". Nella mia lunga esistenza, ho storie che sono iniziate per sbaglio e altre che ho atteso con calma il loro schiudersi, sapendo benissimo che sarebbero venute alla luce, prima o poi. Perché, in fondo, lo so di averne alcune che ci mettono secoli per iniziare e il loro bello è proprio quello: immaginarle. Ve ne sono altre invece che non hanno pazienza, proprio no, e così come iniziano... finiscono, in mezzo a fuochi d'artificio, urla e baci appassionati... potenti. Ho avuto storie di possesso, di gelosia, di violenza, ma quelle lì non sono di certo storie belle. Come non sono storie belle quelle ultime, avute, in cui uno dei due è stanco e invece di dirlo per primo… decide di toccare il culo ad un'altra, per farmi ancora più male, se tutto ciò non può bastare. E poi si sa come succede. Succede che esplodo e faccio parecchio male, anch'io... Ma non solo a me stessa… Ciò nonostante, conservo nella memoria anche storie incantevoli, in mezzo alle quali mi sono pure sentita a mio agio, serena di amare… convinta che l'atmosfera provata non esaurisse la magia nonostante l'incessante ripetersi dei giorni, delle stagioni, dei discorsi triti e ritriti della gente… E mi piace ricordare quelle storie… a cui, ogni tanto do una bella rinfrescata, sperando forse che possano riprendere da dove si erano arrestate. Perché tutto sommano sono convinta che un po' dipenda da Chi le abita, un po' è fortuna, un po' ha a che vedere con il saper ridere di se stessi. Tanto che, alla fine, tutte le storie d'amore avute, mi sono servite per crescere, un altro po'…. Comprese quelle che mi hanno fatto più male. Mentre a quelle mie storie che non hanno mai una fine nella mia testa, ma proprio perché non ci riescono…E non è colpa loro. Ecco. Quelle, secondo me, meritano una dedica speciale. Ed è tutto regolare, credo.
(Una dedica speciale è questa mia. Alle persone speciali che, anche se il destino mi ha separato da loro e il cervello vorrebbe comandarmi di dimenticare... la mia anima non potrà cancellarle più e né dimenticarle, semplicemente perché sono "persone speciali", entrate nella mia vita, a gamba tesa, per cambiare l'impossibile, divenuto "possibile" solo per alcuni... ❤)
Avvocato d'ufficio, di seguito nominato "proprio difensore di fiducia" -mediante procura speciale dal suo cliente, agli arresti domiciliari dopo aver minacciato verbalmente un'anziana signora, intimandole di consegnargli del denaro (nella fattispecie la somma di € 10,00) e in seguito occludendole la bocca per impedirle di chiedere aiuto, la teneva bloccata con forza, sottraendole la borsa e relativo contenuto, iniziando la fuga per poi restituire il maltolto, alla malcapitata, vistosi raggiunto da alcune persone intervenute sul posto, ma poi dileguatosi verso strade limitrofe… al luogo del delitto- si reca a far visita al suo assistito e a conclusione dell'incontro, come vide che lo stava ascoltando in silenzio composto, il malandrino esclama al suo legale: "Avvocato, io le voglio bene! Lei è stata così brava a togliermi da quel Carcere… Io le sarò debitore tutta la vita, ma... ora, non potrebbe prestarmi 10,00 euro, che ho da comprare una medicina, senza di quella non posso vivere?" Gasp!! 😳
Forse davvero il PM non aveva poi tutti i torti….🤔
Ieri mattina, aprendo la televisione, ho prestato ascolto alla notizia che la classe operaia non c'è più. Come la piccola borghesia. Ove per "classe operaia" s'intende quei lavoratori che svolgono una mansione, subordinata da altri… E per "piccola borghesia" invece quei lavoratori cosiddetti "autonomi", perché "liberi professionisti", quali: Artigiani; Avvocati; Ingegneri; Farmacisti; Medici; Notai (ma la lista potrebbe anche allungarsi all'infinito...), che sono una nota poco superiore alla "nobiltà". E, recandomi in Studio, la stessa notizia, l'ho poi vista pubblicata in prima pagina, sul solito giornale che compero all'edicola più vicina a casa mia e neppure a caratteri cubitali, per il peso dell'importanza che trascina, come invece credevo che fosse. Ma in un Paese che sta sparendo il Partito di Governo che fa? Si preoccupa di accogliere più immigranti… e quel che ancora di più sembra incredibile… è che, mentre mezza Italia soffre a causa della crisi economica e l'ISTAT certifica il declino (se non la scomparsa della classe media) il Governo si occupa di migranti. Ed ecco, cosa accade, mentre la "classe operaia" è sparita (o non esiste più, o sta lentamente scivolando verso la soglia della povertà) e forse è andata in Paradiso -come ci ricorda il titolo di un noto film molto in voga negli anni '70- l'Italia è diventata il "Paradiso" dei clandestini. "Vergogna! Vergogna! Vergogna!" Tuttavia, anche leggendo tale notizia, dopo aver fatto colazione, ciò che ho potuto capire... E' presto scritto! Quello che un tempo era il "Partito dei Lavoratori" sfila oggi in difesa degli migranti. Ma temo che noi italiani non ci salveremo più…. continuando di questo passo, anche a causa delle troppe "priorità sbagliate". Altra… "Vergogna! Vergogna! Vergogna!" di cui il nostro "Bel Paese" (stile, crema formaggino) sembra non possa però… più farne a meno.
(Dedicato a quelle "cose storte" che mai si raddrizzeranno. Neppure a volerlo...)
mercoledì 17 maggio 2017
sabato 8 aprile 2017
Quegli uomini, cosiddetti "troppo bravi" a fare tutto, non m'ingannano nemmen più. Finalmente so che in tutti loro (in chi più e in chi meno) si annida un po' di marcio... E Chi non lo dà mai a vedere non è battezzato "Santo", ma solo un tale che ha imparato a fingere meglio. Ma può darsi anche che per l'essere umano sia quasi impossibile non fare del male a qualcheduno...
(Pirandello docet più ora che ai suoi tempi... quasi certamente).
(Pirandello docet più ora che ai suoi tempi... quasi certamente).
lunedì 3 aprile 2017
Credo che nessuno si possa sostituire, davvero. Ma ugualmente apro il pomeriggio con qualche dubbio… E vado avanti, assodato, sebbene nessun altro uomo possa prendere il posto che è appartenuto ad un altro. Gli uomini che ho amato non sono scomparsi nel nulla… li porto con me, unitamente alla propria valigia, che ciascuno mi ha lasciato, ricolma di ricordi belli e meno belli. Non credo più al lieto fine delle mie "frequentazioni" (Cit.). La riprova è che, in molti, si perdono… o non sanno più stare al mio passo… Il fatto che adesso accanto a me ci sia qualcun altro… non significa, necessariamente, che la loro presenza, per me, sia stata inutile. Mi sta piacendo questo pensiero: e voglio crederci. Se tutte le mie storie fossero a lieto fine… ed esistesse davvero il "per sempre" non spargerei mai in giro i pezzi (anche quelli infinitesimamente più piccoli) di quel che resta del mio dolore. Non pianterei nuovi fiori… sul mio terrazzo. Mi prenderei cura soltanto di quelli che sono sopravvissuti all'Inverno. E, invece, che accade? Che sono costretta ad imparare ad amare più uomini… più luoghi, più attimi. Sono costretta ad imparare ad amare di più… a spargere amore, a imparare dall'amore che dell'amore siamo insostituibili, inesauribili fonti.
(Dedicato ❤)
(Dedicato ❤)
venerdì 31 marzo 2017
Basilarmente... non ho mai deciso di sacrificare l'ammirazione di molti uomini per le critiche di uno solo, forse è per questo motivo che -ancora- non mi voglio sposare...
(Dedicato ai miei pensieri che sovrastano la mia mente... " Amore, amicizia, famiglia, sorrisi persi, sguardi mancati". Al mio dolore, alle mie debolezze umane... che nei momenti di maggiore tensione mi danno un segno tangibile).
(Dedicato ai miei pensieri che sovrastano la mia mente... " Amore, amicizia, famiglia, sorrisi persi, sguardi mancati". Al mio dolore, alle mie debolezze umane... che nei momenti di maggiore tensione mi danno un segno tangibile).
giovedì 23 marzo 2017
Mentre sto scrivendo comprendo quanto non sia vero quello che penso a volte quando credo di non avere più niente da scrivere su alcuni argomenti... Il problema è che di parole da scrivere ne ho troppe e, come d’abitudine, tutte insieme, in un post solo, non ci stanno. Il problema è che non ho ancora imparato l'arte della pazienza e vorrei che in una pagina sola ci stesse tutto… Tutto quello che per me è fondamentale, ma questo lo so. E so che non è così che funziona. So anch...e questo. Come so che, quello che per me è importante, è sparpagliato nel tempo e nello spazio, duro. E solo con molta fatica posso accettare l'inutile, il superfluo, ma forse il superfluo è tutto quello che conta davvero? E se non ci fosse del superfluo forse io, ancora oggi, non apprezzerei abbastanza ciò che per me resta “importante”? L'uomo ha dato sempre troppa importanza al "superfluo". Ed è probabile che sia nella nostra stessa natura. Però il superfluo, quello su carta soprattutto, è anche un segno distintivo di uno scrittore… Ma faccio ugualmente tanta fatica ad accettarlo. E paradossalmente mi sono accorta di scrivere per arrivare a togliere ciò che non è essenziale, per raccontarmi di meno, per raccontare solo ciò che conta. Ecco. Ogni volta che scrivo… tolgo qualcosa, per accorgermi di quanti tagli faccia per arrivare a scriverne uno solo… ma quel superfluo, in fondo, sono solo i percorsi che l'essenziale deve attraversare per arrivare ad essere vero, completamente vero. Almeno credo.. .almeno spero. Forse davvero penso troppo! Mi domando a cosa ci si riferisce per superfluo? Lo sarebbe anche una poesia, estremizzando, che racconta di un amore. Con l'essenziale, ogni poesia, sarebbe di due parole : “Ti amo”. Fine dei giochi e delle diversità. Nella scrittura il superfluo, a mio vedere, è ciò che non racconta dell'unicità di un dato momento o sentimento. Lo è anche il troppo incedere a rimarcare le medesime particolarità o caratteristiche. (Essenziale vs superfluo). Ma sono un po' stanca del dualismo che imperversa nelle nostre vite. L'essenziale è poter esprimere un'emozione (quindi una parte profonda di sé) nell'armonia di pensiero, sentimento e gesti. Superfluo (ovvero inutile e… di più del necessario) è agire diversamente da sopra. Questo in ogni campo o forma di espressione.
(Dedicato al mio "Surplus" di cortisolo, adrenalina e di tutti gli ormoni che drogano il mio organismo e logorano le mie risorse... se non spendo anche un solo minuto per scrivere, isolandomi, dando libero sfogo alle lacrime, quando occorre, erompendo l'eccesso di energia e la mia ferrea aggressività...)
lunedì 27 febbraio 2017
Scrivere... è qualcosa che mi rende felice, certe volte, di sentire l'impulso, di sapermi smussare, levigare e contenermi. Fino a riuscire a farmi trasportare da qualcosa che non dipende da niente e da nessuno, se non da me stessa... Sono così felice che mi viene da piangere, perché ho qualcosa, non sarò mai completamente a terra, mai completamente sola, mai completamente a mani vuote. Ho qualcosa: scrivo. E' il mio vizio, la mia condanna e la mia salvezza. Ho la delicatezza del vetro, mi ripeto, certe volte, ricordando che la sua fragilitá non è un difetto, bensí il risultato di una lavorazione più attenta. Scrivere mi ha insegnato a capire, a prendere le distanze... Mi ha pure inserito un terzo occhio nel petto e crescere ha sempre significato vedere oltre, sezionare ogni cosa, ogni parola, ogni dettaglio, ingigantirlo come fosse un grattacielo a dodici piani. Ma ha saputo anche farmi tanto male, ora posso ammetterlo. Tra le pagine di questo Diario, ho scritto tanto di me... Rileggo a volte cose che avevo pubblicato qui anche solo un paio d'anni fa e mi domando se quella... "Ero realmente io?". Scoprendo forse di non avere più l'impeto di una scrittura di getto, l'urgenza di definire a parole una qualche sofferenza... Ora non amo più, penso... Ora non soffro più... e il dolore di cui scrivevo, a volte, resta solo un ricordo lontano. Un po' ibernato, come piace a me, in attesa che qualcuno (presto) salvi i miei ricordi e rimetta a posto le cose... (E magari) come stavano all'origine (io lo voglio, lo voglio davvero). E intanto (nell'attesa che si compia un miracolo, perchè tutto è possibile, se lo si vuole...) io continuo ad accendere il mio computer, quasi ogni giorno, per scrivere di me, cosí, con quest'idea che niente potrebbe durare, niente, nemmeno IO (con Te). E' come provare un orgasmo, certe volte, scrivere. Non so spiegarlo. E forse solo Chi sente qualcosa di così vivo, che gli gira nelle vene, può capirmi... Scrivo di me stessa, il più delle volte, consentendo di "cibarmi" della mia esistenza fino ai limiti consentiti "dai poteri della memoria e dell'immaginazione", per arrivare a provare quel senso di magica sazietà, che mi fa sentire finalmente appagata dal mio essere, ma sempre con la consapevolezza delle cose che non durano... Ho contenuti in righe di nero su bianco sapendo che poi, anche dopo che IO non sarò esistita più, da qualche parte, in queste mie parole sarò continuata ad esistere ancora. E a volte ancora mi rivedo mentre su quel tuo letto mi accarezzi piano, mi dici: "Sei bella" ed io a controbattere che (invece) "Non è vero", cosí, con questo archetipo che non mi importa di essere bella per tutti, ma solo per Te. Ed ora che sono passate settimane, mesi, anni, guardarmi indietro significa accarezzare quella parte di "Ombretta" che è stata... con la consapevolezza di tutte le situazioni che hanno saputo formarmi. Mi sono allontanata da tutto, da ogni tristezza, da ogni impeto di gelosia... Per cui penso sia arrivato il momento giusto, il mio momento. Quello che da lungo tempo non faccio altro che rimandare ripetendomi, come un automa, che non sono pronta, che non è da me, che non ne sono capace. A volte persino mi ripeto che... "Non so scriverTi", senza capire che non importa tanto il saperlo, quanto il volerlo fare. Ed io lo voglio, lo voglio davvero. E penso sia cosí arrivato il momento di provarci, di iniziare a scriverTi qualcosa anche se mi spaventa... Anche se al secondo capoverso so già che non sapró più come gestirlo. E sarò tentata a volerlo gettare. Ma per una volta nella mia vita voglio provare a tenere e a conservare....non più gettare.
(Dedicato ❤)
(Dedicato ❤)
venerdì 20 gennaio 2017
Il mio occhio [...] spesso si appropria della mansione svolta dalla mia lingua.... Non si limita ad osservare, come farebbe un uomo adulto, ma assaggia, parla e stuzzica. In determinate circostanze può persino mordere... Inoltre io sono nota per "guardare" e non vedere. Specie se sono impegnata nella rincorsa, vigile, dei miei pensieri. Allora in quel frangente, il mio occhio guarda, ma se mi dovessero chiedere un particolare, spesso mi accorgo che -pur avendo visto- non ho osservato bene. Ecco... "Osservare", che significa anche fissare lo sguardo, perchè nulla possa sfuggire alla mia analisi. Mentre "scrutare" è l'approfondimento, sia in un campo che nell'altro, che può determinare eccessi positivi e negativi a volte deleteri ... Lo stesso dicasi tra, "sentire" e "ascoltare". L'orecchio sente, ma non può ascoltare, a volte... perchè l'ascolto attivo è più profondo e interessa non solo l'udito, ma anche l'aspetto emozionale e razionale della propria mente.
(Dedicato ♥)
lunedì 16 gennaio 2017
Questi… sono momenti in cui penso ad almeno trenta cose insieme e sono tutte importanti, tutte da prima linea. Sgomitano, si fanno spazio. Provo almeno una decina di sensazioni allo stesso tempo e non è che mi dimentichi come si fa a respirare: mi dimentico proprio di essere viva fino allo scortico. Mi dimentico di volere tutte le sbandate… di bucare la vita con i morsi, infilare le mani nel suo pulsare, scavare la vita… scrostarla, sfondarla, pericolarla… battermi con Lei fino ai suoi sigilli. Mi dimentico di essere me. Di essere qualcuno. Qualcosa. Il mio corpo che vibra e racconta di sé. Il mio corpo… a ricordarmi che sono mortale… di carne e dolori. Questi… sono momenti in cui sento la mia vita da attraversare. La sento nel naso. Ne sento l'odore e la respiro. La sento sulla lingua. Ne sento il sapore di noce moscata e miele. La sento al tatto… la tocco, stringo il niente, ma mi aggrappo a Lei. La odo, mentre grida e geme o si lamenta. E la vedo infine… La vedo scorrere sulla pelle, vedendone i segni che il tempo lascia, i lividi e le cicatrici con i piercing, i microdermal e le rughe. A bocca aperta. A piene mani. Con il corpo nudo. Il Mio. Mi rivedo piccola e ben pettinata. Sono io, quella, che scruta il cielo aspettando che piova, come se la pioggia potesse lavare i miei peccati, quelli che non ho commesso… Sono io che guardo un film, stupido, seduta accanto a una persona, che amo, ma che non ha capito niente di me. Sono ancora io la somma delle parole non dette, dei rimorsi che mi urlano di non dormire, la somma delle fotografie nascoste nei cassetti pieni di penne a sfera, rotoli di scotch, puntine e fermargli per la carta. Sono sempre io lo sguardo che rivolgo alla pila dei libri non letti. Io sono quella che non dimentica, che ricorda dopo un esame, che sia uno di quelli della Vita o uno di quelli universitari. Sono il livido che s'è riassorbito dopo una rovinosa caduta. Sono le croste alle ginocchia e quelle alle mani, che mi ricordano che c'è sangue che scorre…Cadere e rialzarmi. Smoccolare e sorridere, perché il peggio è passato… Sono io, che mi fingo interessata, io che ancora piango al Cimitero, io che urlo parole, che non penso, a qualcuno che mi ama davvero. Sono ancora io che scappo, per prima, io che ancora mi metto il rimmel e l'eyeliner, di colore nero, sugli occhi… "anche se so che non va bene..." (Cit.) Sono io che rientro a casa dallo Studio, la sera, senza aver voglia di parlare, io che non dormo, ma provo a riposarmi… Ancora io che faccio l'amore rimanendo quasi zitta, quando sono innamorata, trovando piuttosto eccitante non potere esplicitare il piacere che provo…io stessa. Sono sempre io che vengo rifiutata… da uno, che chissà come si chiamava? Io che fatico a voltare pagina. Anzi… Io che non ce la faccio proprio. Io che non parlo, io che ci provo lo stesso. E io che scrivo. Scrivo sì, certo che scrivo, perché altrimenti che me ne faccio di tutta questa roba, ormai passata, che del tutto non mi passa mai?(Dedicato ♥)
venerdì 13 gennaio 2017
I miei saper aspettare e i miei sapermi fermare. Quando so saper andar via. Quando spero... in un po' di fortuna. Il mio saper cogliere il momento giusto. Il mio sapermi perdere... Il mio modo di amare, credo. Una forma di pudore, infine. Quella mia gratitudine. Quel parlar piano per non disturbare. Di quell'ultimo tramonto del 2016... che fu... Dell'amore e di me, delle mie spalle rigide e della mia schiena ricurva... Una delle cose che mi piacevano della dominazione e della... sottomissione. Dei miei terremoti interiori, che mi devastano sempre l'anima. Delle miei autopunizioni. Continue e troppo severe... Del mare a Dicembre, che spesse volte manco di vedere.... Delle verità che si stanno rivelando all'improvviso, della speranza e della paura, di essere diventata un "punto fermo" nella vita di qualcuno. Senza magari aver imparato qualcosa di nuovo, ma solo ricordato qualcosa che sembrava perso per sempre... di quello che è stato (e che è stato tanto) non mi basteranno altri dieci anni almeno - per comprendere- dei quadri moderni, dipinti da mia sorella, che non ci si capisce niente, ma sono perfetti così, delle storie che ancora non ho inventato, dell'anno nuovo, da qualche giorno arrivato, già pesante come un macigno.... magari per colpa delle mutande rosse che non ho indossato?? Dei bar chiusi il primo di Gennaio e della mancanza dei giornali nelle Edicole, degli abbracci alla stazione, dei treni che non dovevano ripassare e invece poi... Della casa al mare, che vorrei raggiungere, per farmi qualche giorno di vacanza, ma che poi... Delle ragazze sedute sul Muretto di Alassio e che parlano una lingua sconosciuta ai più: quella della leggerezza. Del lasciarmi prendere per mano, dei gesti coraggiosi che non cambiano la vita, ma mi spostano solo un po', che più il tempo passa e più spostarmi diventa faticoso. Dell'inaspettato, dello squallore della meschinità del nulla di cui è composto, dei giorni preziosi, degli auguri fatti di sfuggita, dei finali tristi che almeno per questa sera voglio fingere che non esistano...
lunedì 9 gennaio 2017
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| https://www.instagram.com/ombrettamora/ |
(Dedicato a quei miei pensieri vitali che insistono e persistono a forarmi la pelle, le braccia, il corpo...)
sabato 7 gennaio 2017
Giano, dio bifronte, cioè con due volti, certe volte rappresentato da un volto femminile e l'altro maschile, ma più delle volte da due barbuti volti maschili. Giano aveva il potere di guardare sia davanti a sé, che dietro a sé, cioè poteva vedere sia il passato che il futuro. Il primo mese dell'anno riceve il suo nome, per essere il mese in cui vi è il passaggio del vecchio al nuovo anno. E come un dio bifronte, vorrei sapermi slegare da ció che mi lega. Vorrei poter essere c...ome quei leggeri fiori che colgo d'estate e soffiandoci contro disperdono tracce di sé. Vorrei sapermi lasciare andare. Come quando ero bambina e fiera, con quell'aria di Chi ne ha trascorse tante collezionando esperienze, non restavo mai un attimo in più a pensare se fossi o non fossi ormai troppo grande per pretendere l'abat-jour, del comodino, accesa di notte... E in questa capovolta a mezz'aria all'indietro, mi rivedo a otto anni a sognare di averne dieci, di poter andare alle medie... poi fremere per fare la cresima, per andare alle superiori, ripetendomi: "Lí finalmente saró in pace". E avere tredici anni, poi quattordici. E in pace non sentirsi mai.... in quanto, sempre troppo tesa al futuro, impegnata a modellare strade come fossero pezzi di pongo. Mi rivedo mentre nei pomeriggi, in pausa pranzo, restavo, in classe, china sul banco a scrivere gli appunti delle lezioni passate che non avevo fatto in tempo a prendere intanto che tutti i miei compagni si impegnavano a rincorrersi, a tenersi per mano, a nascondersi, laddove io non avrei voluto altro che farmi trovare... Ma da certe solitudini ho imparato poi.... con il tempo, anche a farmi cullare. E "crescere" ha significato per me delimitare ogni cosa, assegnare un nome, osservare. E oggi scopro che per anni ho delimitato tutto con questa paura di farmi ferire... Lí a ripetermi: "Se so individuare ciò che puó ferirmi è più facile, poi, tenermi lontana". Ma la vita non è in rima (per quello che posso sapere) e i conti non sempre tornano... e a volte ció che pensavo potesse uccidermi mi salva, a volte ció che avrebbe dovuto salvarmi, invece.... mi uccide. Ripetermi, in sordina... "Vorrei sapermi lasciare andare", per poi continuare a pensare di non farlo mai. E mi accorgo così di stare volentieri ferma a tessere tele, su tele... immaginando come sarebbe stata la mia "Libertà"... se solo fossi nata Soffione per librarmi con forza affidando i miei semi al vento.sabato 31 dicembre 2016
Mi sono iscritta a Instagram.
https://www.instagram.com/ombrettamora/
Ieri Venerdì 30 Dicembre 2016 ore 17:31
(Sono riuscita a condividere il mio primo post correlato da un bel pippone! !! 😁😁 Che bello. Anche lì ho trovato il pretesto per scrivere...)
Sono triste e forse ho anche un problema d'amore, senza saperlo, per questo sono dotata di due armi formidabili: lo smalto nero alle unghie e i miei pensieri.... come qualche cosa di modesto e arrogante allo stesso tempo. Il colore nero è pigro e facile, ma misterioso. Ma prima di tutto il nero comunica questo: "Io non infastidisco, quindi non infastiditemi". E il nero non è triste. Sono i colori vivaci quelli che mi deprimono. Sono così... vuoti. Scrivere per me è un pretesto per tirar fuori tutto il nero che mi porto dentro oggi. E come m'immaginerei la mia anima messa a nudo? In una brillante giacca gialla? Probabilmente no.
https://www.instagram.com/ombrettamora/
Ieri Venerdì 30 Dicembre 2016 ore 17:31
(Sono riuscita a condividere il mio primo post correlato da un bel pippone! !! 😁😁 Che bello. Anche lì ho trovato il pretesto per scrivere...)
Sono triste e forse ho anche un problema d'amore, senza saperlo, per questo sono dotata di due armi formidabili: lo smalto nero alle unghie e i miei pensieri.... come qualche cosa di modesto e arrogante allo stesso tempo. Il colore nero è pigro e facile, ma misterioso. Ma prima di tutto il nero comunica questo: "Io non infastidisco, quindi non infastiditemi". E il nero non è triste. Sono i colori vivaci quelli che mi deprimono. Sono così... vuoti. Scrivere per me è un pretesto per tirar fuori tutto il nero che mi porto dentro oggi. E come m'immaginerei la mia anima messa a nudo? In una brillante giacca gialla? Probabilmente no.
mercoledì 7 dicembre 2016
Anche per oggi niente felicità, poca stabilità e ancora meno certezze. Quelle che ho, però, sono ben radicate. Mi sento di stare nuovamente in opulento silenzio, per un altro po'... Dentro di me è ancora buio. E dovrò imparare a regolare i miei occhi sull'oscurità, se vorrò riprendere a vedere e prendere nota dei particolari di una vita scarsamente vissuta...
(Dedicato ai miei tormenti in terra...)
(Dedicato ai miei tormenti in terra...)
venerdì 25 novembre 2016
Ed ecco cosa la mia mente farraginosa ha saputo macchinare, in breve tempo. Oggi penso che Il dalmata sia uno dei cani meno addestrabili del mondo. Non perchè sia poco intelligente ma, perchè forse lo è anche troppo. Ed è assolutamente incapace di restare da solo... Trovo sia difficilissimo da istruire, anche perchè molto indipendente e testardo. Stanotte, non ho dormito per la pioggia... O chissà cos'altro? E mi sono messa a ricordare la scena peculiare de: "La carica dei 101" dove Pongo trascina il padrone (che è in sella alla sua bici) per tutto il parco facendolo precipitare addirittura nel laghetto sottostante...a seguito di una lunga corsa improvvisa. E non è a caso, eh ... Ma in questa immagine, il Dalmata, che io vedo, sembra essere un cane, in linea generale, educato bene. Sembra pure non dare alcun problema, dal momento che si sta godendo i raggi del sole accanto alle gambe, nude, del suo padrone, come un comune amico fedele. Credo proprio che per ottenere un simile comportamento (e senza che divenga difficoltoso), alla base, la sua famiglia ha cercato di essere quanto più presente nella vita dell'animale... In modo particolare nella fase della sua crescita, ove il cucciolo necessita di una guida e di un punto di riferimento, propri, come un bambino fa con la madre e padre, pertinenti. Ed è un periodo, quello, in cui occorre essere pazienti davanti alle innumerevoli marachelle da cucciolo ma, allo stesso tempo, occorre esigere rispetto e dare regole... Essere anche severi, ma non aggressivi. In una parola: "Assertivi".
(Dedicato alle mie "paure" che ritornano con le loro "insicurezze". E restano con le mie "insicurezze" e mi aspettano con le loro "paure". Poi, loro spariscono. E io resto. Senza mai trovarmi. Mai incontrami. Forse perchè mi danno appuntamento alla stessa ora, ma in luoghi differenti. O forse perchè troppo "uguali" nelle mie "stranezze". Nelle mie "insicurezze". Nelle mie "paure".)
(Dedicato alle mie "paure" che ritornano con le loro "insicurezze". E restano con le mie "insicurezze" e mi aspettano con le loro "paure". Poi, loro spariscono. E io resto. Senza mai trovarmi. Mai incontrami. Forse perchè mi danno appuntamento alla stessa ora, ma in luoghi differenti. O forse perchè troppo "uguali" nelle mie "stranezze". Nelle mie "insicurezze". Nelle mie "paure".)
venerdì 18 novembre 2016
Sembro pacata, tranquilla, in questo periodo, invece... non mi va bene niente. I miei occhi sembrano leggere i miei più intimi bisogni e mi vedo costretta ad abbassare lo sguardo, profondamente scossa ed avvilita. Senza che io necessiti di parlare. Mi ripeto i miei difetti a memoria come se fossero una di quelle filastrocche imparate da bambina, sui banchi di scuola... Li tengo stretti, tutti. Ad uno, ad uno... perché non si sa mai quando (e se...) potrebbero tornarmi utili. ...Per chiedere scusa a Chi? Se poi si continua a ripetersi... Patti chiari e "Frequentazioni" (Cit.) brevi. Qualche parola sprecata come cibo avanzato. Sputate in terra per imprecare contro la mia ricerca di perdono, di assoluzione. Solo con te non c'era digiuno. C'era una lingua privata... ora privata di suono. Beh, più o meno... Così stanno le cose. Io ti ho scritto stando sempre all'argomento...Cioè all'etica! E Tu che mi parlavi, chiamando mela una pera, che importa? Non dovevo perdere tempo in simili quisquilie. Anche l'etica può chiamare mela una pera, perchè quel che l'occupa, infinitamente, essa riesce a dirlo egualmente. Ma Tu che non sei un etico, non riuscivi forse a frenarti... E dovevi in ogni modo, "en passant", dire qualcosa su questo sbaglio della mela e della pera, perchè sei vanitoso del Tuo sapere. Ma non perchè sei un etico. Ergo? Scoprirsi vanitosi, ma che importa? Che male c'è? Anch'io lo sono. Mi piacciono i miei capelli. E' una colpa? E' una colpa aver creduto in Noi e dato fiducia, eppoi... Puff! Più niente?
(Dedicato ♥)
(Dedicato ♥)
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