
Mio padre che russa appisolato sul divano rosso, dai braccioli un po' logorati, che ha comprato a mia madre moltissimi anni addietro e con non pochi sacrifici... le mie sorelle che cercano qualcosa da guardare in tv... Tutti i piatti ancora da lavare... malgrado siano già le 21.30 di sera. Una canzone mi gira in testa da ore, per averla troppo ascoltata con il mangianastri... tanto che ora la devo assolutamente riascoltare. Quel ragazzo oggi mi ha guardato, sull'autobus, al ritorno da scuola. Non l'aveva mai fatto prima... Eppure il suo sguardo si è soffermato su di me... Suoi miei lunghi capelli, sempre portati annodati a coda di cavallo... Adesso sa che esisto. Che bello! E solo per questo "esistere"... la mia solita giornata è diventata involontariamente il periodo più esaltante e intelligente che io abbia mai vissuto. Tra le mura di quella casa ho sedici anni. E i capelli più ordinari della storia dei ca
pelli "senza volume" e usuali (per quel tempo, primi anni '80), ma non me ne importa niente. Ho nella mente... quella canzone che mi aspetta. Ho sedici anni, certo... e stasera non posso uscire, devo anche finire di studiare tecnica bancaria: la prof. mi interrogherà domani, ma non me ne importa niente. E' già Marzo. Non è nostalgia questa fitta allo stomaco che non mi lascia in pace: è voglia. Voglia di sapere come vivrò la primavera... quest'anno. Non timore, non rimpianto, non insicurezza: mero desiderio.
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