mercoledì 31 agosto 2016

    Non è facile non avere presente quelli che trascorrevano il loro tempo a starmi vicino per ricordarmi che, anch'io: "Dovevo essere felice"... Mentre io non lo ero, non c'era verso: non lo ero. Avevo 12 anni. Ero giovane e bella, allora! Vampeggiavo d'amore per lui (anche se in gran segreto). Troppo ragazzina, in quegli anni, avevo "Tutto"...e non mi bastava niente, di quando un bacio era solo un bacio e non una promessa. Ma ero proprio giovane e bella, nel fiore della gioventù... Eppure non capivo. Gioventù e bellezza sono rivi della vita che scorrono affiancati anche se fluiscono con ritmi diversi. Perchè sentivo, in quel modo, il peso dell'esistenza? E' vero che sono legata al passato, ma non è la gioventù... ma non è la gioventù andata, né la bellezza svanita, ad angustiarmi. E' stata la pianta inaridita della mia vita ad amareggiarmi. L'albero della mia vita che non ha messo fiori, non ha dato frutti... E' questo il mio "pianto antico"...e non la sopravvenuta vecchiezza!

    (Dedicato...)

domenica 28 agosto 2016

    A volte mi piacerebbe saper disegnare. Non essere un'artista, accattivante e affascinante, una maga con i colori o cose simili… Mi piacerebbe soltanto saper fare un disegno. A volte le parole non mi bastano ed è un supplizio quando mi accade... di sentire un vuoto ed essere sicura di non saperlo colmare in tempi brevi. Così immagino di avere davanti agli occhi e adagiata sull'anima… un'immagine che non mi tiene stretta, ma comunque non mi lascia andare. In certi momenti è il ...fotogramma di una mattina del mese di Luglio trascorsa in qualche aula del Tribunale, senza tanta voglia di esserci, con il caldo appiccicoso, già alle otto della mattina, in silenzio assoluto, attendendo che il Giudice si decida a dare inizio alla prima udienza, iscritta a ruolo... In altri momenti è un marciapiede. E una strada al sole e un orizzonte confuso dal troppo calore. In queste ultime sere è una donna sdraiata sul letto, in posizione fetale, che riversa tutte le sue lacrime sul cuscino, senza rendersene conto… Ma, imperterrita, continua a perdere lacrime, inconsapevolmente… La donna è nuda e da troppo tempo qualcuno non la tocca. Nemmeno lei si tocca più, di proposito, ha deciso che non merita carezze, non è più bella, senza "Lui". Accanto a lei alcune foto di quando era giovane. Tra queste foto c'è l'immagine di una ragazzina seduta di fronte ad uno specchio. La ragazzina è carina, schiena dritta, efelidi ovunque, senza lentiggini, occhi fervidi, in attesa di qualcuno che la porti via, che la stravolga. Nessun accenno di allegria sul volto. Solo una dignitosa serietà, l'accompagna... Alla donna, sul tavolino, le è rimasto un cellulare… che ha smesso di controllare con la frequenza di prima… Nello specchio, intanto, il riflesso è diverso… Nel riflesso, la ragazzina balla una canzone sconosciuta suonata da un musicista di strada. Il problema è che non so disegnare neppure un vulcano in attività, pronto a eruttare lava alla minima provocazione, eppure carico di quel fiero dinamismo che fa sembrare tutte le altre montagne, al suo confronto, insulse e remissive. Tutto sommato, si tratta solo di smettere di fantasticare... Ma era meglio prima, qualche minuto fa, quando il buio dei miei pensieri diventava vertigine. Ora non posso neanche precipitare, non so cosa mi aspetterà domani, tra qualche minuto, adesso.

     (Dedicato ad un amico partenopeo e alla promessa fattagli... di fargli avere un ritratto immaginato da me.)

mercoledì 24 agosto 2016

Un terremoto può scatenare una forza distruttiva che lascia silenzio e vuoto. E alla sua terribile ira non v'è rimedio alcuno. Contro un improvviso movimento tellurico... non vale la fuga, le parole si spengono, non giovano nascondigli.

lunedì 22 agosto 2016

Potrei intitolare questo post: "Corna autorizzate", sebbene le mie pubblicazioni non hanno mai avuto un titolo, finora, ma in questo caso…
Prima pensavo che mi avesse capito, ma non era così. Solo adesso che l'ho visto con i miei occhi… Più che averlo visto, ho riconosciuto qualcosa di Lui. In un breve video stile "cortometraggio" (che certo non è stato piacevole) quello che davvero mi ha destabilizzato la mente, nelle successive 48 ore, è stato il suo comportamento. Vedere che non ha saputo rispondere ai miei successivi scritti, se non attraverso un recentissimo "Blocco finale", come fossi stata solo un'estranea, come fossi stata una sconosciuta… Mi fa sentire a pezzi. Non "liberata". E credevo di avere tutto sotto controllo. Mi sbagliavo… Ero certa di piacergli. Gliel'ho subito ribadito, mentre cercavo d'imprimere una sicurezza nuova nelle mie parole. Invece, per una volta, non avevo capito niente. Poliamore, Cuckoldismo va tutto bene, fino a quando non ci si innamora… sempre con il rischio di sapere che i vecchi valori sono ormai spariti per far posto a rapporti, o meglio "frequentazioni" (Cit), che si svolgono via etere. Sono le nuove forme di "amore" (anzi, di sesso), che di sicuro non tutti condividono, ma risolvono molti problemi di moralità. Primo fra tutti, avere più storie contemporaneamente, ma in maniera etica, per carità, come farebbe l'ape regina in questione, garantendo la massima trasparenza: tutti sanno di tutti. E chissà le ammucchiate… E "Tutto" sembra essere diventato un sesso flessibile… Tradire non è mai stato così facile. Un click su internet… e si apre un elenco di uomini compiacenti (compresa la loro collocazione geografica) con cui trastullarsi per qualche ora. O almeno non la "fauna" di zerbini che gira adesso. Mi riferisco a quelli che sanno sfruttare bene questo nuovo risvolto tecnologico, delle lunghe file dal macellaio o dal panettiere. Quando ancora si faceva la spesa nei negozietti e ogni giorno la braciola di carne… era d'obbligo mangiarla (pure per mio padre). E che scrivere circa la nuova formula del sesso a tre, meglio raffigurata in un'animatissima gang bang? Ove entra in gioco una figura maschile (denominata Cuckold) che consapevolmente e volontariamente (come farebbe il Cuculo che fa in modo che altri uccelli, seppur inconsapevolmente, prestino il proprio nido e le proprie cure parentali ai suoi piccoli) induce il proprio partner, chiamato talvolta "sweet", se di sesso femminile, ad avere rapporti sessuali con altri, davanti a lui (e, se questi "altri" sono anch'essi di sesso maschile, vengono denominati solitamente "bull"/ tori, con allusione alla funzione di monta di tali animali, altrimenti la copula può avvenire anche tra persone dello stesso sesso, in caso di omosessuali o lesbiche). Ed ecco risolto il problema dell'impotenza… e messo a tacere il senso di colpa. Ma c'è anche altro: è una vera e propria "forma di masochismo" secondo i sessuologi. O più semplicemente un modo per tenere le corna sotto controllo, un'inversione moderna di "occhio non vede, cuore non duole". Ma mentre certi uomini esaltano la libertà sessuale, femminile, delle proprie donne...senza neppure intuire lontanamente che difficilmente il fenomeno si riscontra a parti invertite, ovvero con la donna che esorta il suo compagno a tradirla... Intanto, nelle nostre case, è sparito l'angelo del focolare per far posto a chissaché… è sparito il rispetto nella coppia o, è inteso diversamente. E mentre il nonno non ha più nessuna autorità (sembra solo un vecchio rimbambito) i figli rompono le scatole con le loro pretese, salvo poi dimenticare i genitori in un ospizio, quando sono ancora in vita, ma incartapecoriti. Davvero questa modernità … mi sta creando dipendenza, almeno sotto il profilo sentimentale…

(Dedicato ♥)
    Rimasta molto "indifferente" in materia... negli anni, ricordo che la matematica, per me, non ha mai funzionato sulla carta di un uso bollo, a quadretti, utilizzato nei compiti in classe anche "a sorpresa", in cui talvolta biro e righelli erano in condivisione. Figuriamoci poi se dovessi pensare che funzioni sulla vita… No. Che non funziona! E quando capisco che tutti i miei calcoli erano sbagliati… che i teoremi non portano a niente… che i risultati sono dettati dal caso e non da quelle regole, che ho cercato faticosamente di apprendere sui banchi di scuola. La matematica non funziona. La metà di due non è uno. Nella vita la metà di due… la metà di noi due, è niente (senza la volontà di… volerci).

    (Dedicato ♥)

domenica 21 agosto 2016

Solo il tempo aiuta a guardare i miei sbagli... alla giusta distanza, a prospettive diverse. Errori che fino a ieri mi sembravano essenziali, ora sono accantonati nell'angolo. E credo sia giusto che sia cosi (ma potrei ancora cambiare opinione: "E' il mio difetto più grande"). Ho bisogno di "crescere" un altro po'... senza però mai dimenticare.

 
Potrei intitolare questo post: "Corna autorizzate", sebbene le mie pubblicazioni non hanno mai avuto un titolo, finora, ma in questo caso…
Prima pensavo che mi avesse capito, ma non era così. Solo adesso che l'ho visto con i miei occhi… Più che averlo visto, ho riconosciuto qualcosa di Lui. In un breve video stile "cortometraggio" (che certo non è stato piacevole) quello che davvero mi ha destabilizzato la mente, nelle successive 48 ore, è stato il suo comportamento. Vedere che non ha saputo rispondere ai miei successivi scritti, se non attraverso un recentissimo "Blocco finale", come fossi stata solo un'estranea, come fossi stata una sconosciuta… Mi fa sentire a pezzi. Non "liberata". E credevo di avere tutto sotto controllo. Mi sbagliavo… Ero certa di piacergli. Gliel'ho subito ribadito, mentre cercavo d'imprimere una sicurezza nuova nelle mie parole. Invece, per una volta, non avevo capito niente. Poliamore, Cuckoldismo va tutto bene, fino a quando non ci si innamora… sempre con il rischio di sapere che i vecchi valori sono ormai spariti per far posto a rapporti, o meglio "frequentazioni" (Cit), che si svolgono via etere. Sono le nuove forme di "amore" (anzi, di sesso), che di sicuro non tutti condividono, ma risolvono molti problemi di moralità. Primo fra tutti, avere più storie contemporaneamente, ma in maniera etica, per carità, come farebbe l'ape regina in questione, garantendo la massima trasparenza: tutti sanno di tutti. E chissà le ammucchiate… E "Tutto" sembra essere diventato un sesso flessibile… Tradire non è mai stato così facile. Un click su internet… e si apre un elenco di uomini compiacenti (compresa la loro collocazione geografica) con cui trastullarsi per qualche ora. O almeno non la "fauna" di zerbini che gira adesso. Mi riferisco a quelli che sanno sfruttare bene questo nuovo risvolto tecnologico, delle lunghe file dal macellaio o dal panettiere. Quando ancora si faceva la spesa nei negozietti e ogni giorno la braciola di carne… era d'obbligo mangiarla (pure per mio padre). E che scrivere circa la nuova formula del sesso a tre, meglio raffigurata in un'animatissima gang bang? Ove entra in gioco una figura maschile (denominata Cuckold) che consapevolmente e volontariamente (come farebbe il Cuculo che fa in modo che altri uccelli, seppur inconsapevolmente, prestino il proprio nido e le proprie cure parentali ai suoi piccoli) induce il proprio partner, chiamato talvolta "sweet", se di sesso femminile, ad avere rapporti sessuali con altri, davanti a lui (e, se questi "altri" sono anch'essi di sesso maschile, vengono denominati solitamente "bull"/ tori, con allusione alla funzione di monta di tali animali, altrimenti la copula può avvenire anche tra persone dello stesso sesso, in caso di omosessuali o lesbiche). Ed ecco risolto il problema dell'impotenza… e messo a tacere il senso di colpa. Ma c'è anche altro: è una vera e propria "forma di masochismo" secondo i sessuologi. O più semplicemente un modo per tenere le corna sotto controllo, un'inversione moderna di "occhio non vede, cuore non duole". Ma mentre certi uomini esaltano la libertà sessuale, femminile, delle proprie donne...senza neppure intuire lontanamente che difficilmente il fenomeno si riscontra a parti invertite, ovvero con la donna che esorta il suo compagno a tradirla... Intanto, nelle nostre case, è sparito l'angelo del focolare per far posto a chissachè… è sparito il rispetto nella coppia o, è inteso diversamente. E mentre il nonno non ha più nessuna autorità (sembra solo un vecchio rimbambito) i figli rompono le scatole con le loro pretese, salvo poi dimenticare i genitori in un ospizio, quando sono ancora in vita, ma incartapecoriti. Davvero questa modernità … mi sta creando dipendenza, almeno sotto il profilo sentimentale…

(Dedicato ♥)

venerdì 17 giugno 2016

E' da parecchio tempo che mi sono affezionata a certi tipi di trasmissioni televisive dai titoli inquietanti come: "Quarto Grado", "Terzo indizio", "Amore Criminale"... e le serie americane che trasmettono in seconda serata sul Canale 8 del Digitale Terrestre: "Cold Blood", "Lady Killer", "Stalker: attrazione fatale" o "Giallo TV" (Canale 38)... Agli inizi ero molto titubante di quel che stavo osservando, ma poi mi sono detta che è ora di farla finita con questi deliri/incubi e che è ora di strappare anche questo velo e così ho cominciato a seguirli e con apprezzabile interesse... So che non sono esattamente dei film d'autore, ma c'è qualcosa che risuona dentro ogni volta… Ci sono ricordi che tornano alla mente ed è tutto come allora, poi ci rifletto sopra… e mi rendo conto di quanto i miei "morosi" di un tempo… non mi abbiamo mai amato, visceralmente, intendo, sino a farsi davvero male… forse, qualcuno, a modo suo mi ha anche voluto bene, ma è un affetto "tiepido", sublimato della passione! Per ogni "moroso" avuto… Io tremavo di "loro", in ogni mia parte, non so come spiegarlo, in poche righe, ma non c'è stato un giorno in cui, per ogni "Storia" avuta, ho sentito di non aver voglia di averli vicino… Anche quando eravamo distanti. E mentre, in questi racconti di omicidi , le coppie si rammentano l'un l'altro di essere: "eternamente "Tuo", eternamente "Tua", eternamente "Noi"...", a me invece viene in mente che "loro" mi piacevano così come si sono presentati, negli anni… "nonostante "loro", nonostante "me"...". Ed erano ai miei occhi, belli come un Apollo. Uomini che ho tenuto "dentro", scolpiti nell'anima e che sono rimasti lì … nonostante altri uomini siano successivamente "entrati ed usciti" dalla mia vita … "Loro" sono restati lì. Negli abbracci che mi mancano, negli occhi degli uomini che ho incontrato, nei baci che ho ricevuto… E in quelli che non mi sono piaciuti. Nelle parole spese… e in quelle che ho trovato noiose! "Loro" sono restati lì… quando mi sentivo sola e avrei voluto ricevere un abbraccio, anch'io, avrei voluto che qualcuno mi dicesse che... "andava tutto bene" e che asciugasse le mie lacrime, ma "loro" sono stati quelli che, uno ad uno, per primi… mi hanno abbandonata, allontanata e dichiarata: "morta"… Ma mentre ricordo di aver speso, in quel passato, tutte le mie lacrime… una voce narrante dice che: "ad ognuno di noi viene concesso solo un numero di lacrime per persona e lei, quella sera, le ha esaurite per il suo uomo, due ore prima di essere uccisa... e nella maniera più brutale"… (Che strana coincidenza, sono queste trasmissioni…) Mi verrebbe da urlare: "Anch'io le ho esaurite per tutti "loro"! Ma non per la nostalgia, che ho provato nel non averli più al mio fianco… Bensì, perché non ci potevo fare nulla…Va oltre me stessa per quanto mi sia impegnata… Ma qui arriva la parte dei propositi per il nuovo anno, sebbene non sia ancora arrivata ufficialmente l'Estate: scrivere un libro e seppellirli "Tutti" in fondo alle mie dure parole. Non sono più innamorata di ognuno di "loro". E come potrei? Allora, di Chi potrei essere innamorata? Ma, non mi basta, in questo momento, saperlo. E' più importante, per me, seppellirli ora in fondo ad un angolo più oscuro dei miei pensieri, visto che non riesco a strapparli via dalla mia testa! Eh già! Dal momento che, la vita non è un film… E ognuno di "loro" non tornerà... più. Neppure in tutti quei mesi in cui c'avrei scommesso… (Che sarebbero tornati!) Che, avrebbero compreso che c'era qualcosa di bello nel dire: "NOI". "Nonostante "loro" e nonostante "me"...", quando ero convinta che avrebbero aperto gli occhi… Ma poi, che è successo? Semplicemente… Essi si sono resi conto di aver sbagliato, con me. Perchè non ero importante per nessuno di loro. (O almeno non abbastanza da poter andare oltre loro stessi per trovare me e insieme trovare "loro"). Ma anch'io… ho continuato testardamente a sbagliare, cercando di convincerli… Avrei dovuto lasciarli andare molto tempo prima… nonostante il dolore. E non per le stupide idee filosofiche che tarlano la mia anima, ma solamente, perché quello che provavo io non era reciproco e "loro" non hanno mai visto neanche lontanamente la mia essenza, senza mai valorizzare e proteggere la "loro" donna… O qualcuno di loro lo voleva fare, ma senza poi non essere mai stato in grado di condividerlo, almeno con me. Adesso che successivamente ho rivisto (seppure indirettamente, attraverso queste serie televisive) anche le mie "Storie"… posso (sul serio) attuare, con congruo anticipo, i miei propositi per l'anno nuovo (ancora tutto da venire) e mentre scrivo pagine di un libro che nessuno leggerà mai… seppellisco, con esse, un po' di quel passato/trapassato e un po' di "loro"… Finchè non mi sentirò più tanto scossa, da tutto questo (inutile?) rimuginare. Perché può darsi che i miei pensieri siano "[…] tutte sovrastrutture che si possono smontare e ricostruire quando servono…" (Cit.) e che davvero i sentimenti non sono così complicati, come appaiono… Ma sono limpidi e chiari. E se una "colpa", per tutto ciò, esiste… quella è solo negli esseri umani, che li rendono difficili, perché capaci di confonderli, sottovalutarli e nella peggiore delle ipotesi, ignorarli… con straordinaria faciloneria.

(Dedicato ♥)


mercoledì 15 giugno 2016

    Stamani camminando per strada, a passo spedito, in direzione del mio Studio, per una volta... ho provato a pensare cosa si prova ad essere quella che non si sposta sul marciapiede quando in due non ci si passa... Cosa si prova ad essere colei che va avanti nonostante tutti gli altri? Ma, soprattutto, mi piacerebbe vedere cosa succederebbe se, per una volta nella vita, non mi facessi da parte: gli altri si scanserebbero all'ultimo come i piccioni o preferirebbero avere con me ...uno scontro... fisico? Ma magari l'incrocio con un altro individuo sul marciapiede fosse regolato davvero da un protocollo preciso: le due persone si fissano un attimo brevissimo negli occhi, poi spostano lo sguardo in distanza dalla parte, dalla quale pensano di passare. E se non vi sono reazioni, ognuno passa dalla parte che ha dichiarato, altrimenti si fa un secondo giro. Non vi è altro, censito nel Galateo (regole per una buona educazione).... Peccato però che io incontri solo gente che va dritto e ....non sceglie la sua parte, perché automaticamente si aspetta che io gli ceda la mia. Ed è buffo, se ci ripenso... in quanto un comportamento tanto sciocco fa intuire altri fatti non scritti...

    P.S. Ho deciso di allegare al mio post l'immagine resa pubblica da una ragazza americana su Twitter, che l'ha resa famosa per un nuovo (frivolo) rompicapo: cosa c'è di sbagliato in questa foto? A prescindere dai commenti letti su quel social... ove il più romantico ha scritto: "L'uomo dovrebbe tenerle la mano", nessuno ha saputo scoprire che si tratta di "galateo": l'uomo infatti sta camminando sul lato interno del marciapiede, quello cioè più protetto dai pericoli della strada e che per galanteria dovrebbe invece cedere alla donna... ad un bimbo che gli cammina accanto o (nel caso in cui lo possedesse) persino al proprio cane, tenuto al guinzaglio in città.

lunedì 13 giugno 2016

    Questo dolce cagnolino dalle macchie nere mi sta davvero intenerendo ogni giorno di più... L'idea di avere un altro bianconero in casa (dopo la perdita di Rupert) è stata ponderata per lunghissimo tempo, dalla mia famiglia, poi, finalmente è nato un pomeriggio... e quella macchiolina nera intorno all'occhio sinistro, ben presto mi sembrò la forma di un cuore, così graziosa, da conquistare anche me... Oggi Ulderico mi è molto affezionato. Quasi più a me che alla mia sorella gemella. Sono sincera. Il nostro legame è cresciuto nel tempo. Sebbene di tempo insieme non ne passiamo parecchio, anche (e soprattutto) a causa del mio mestiere... Ugualmente, però, ho potuto seguire la sua crescita costante nei ritagli di tempo e osservare così che ogni pezzo di legno raccolto nei prati per Ulderico diventava un giocattolo con cui trastullarsi... Adora sgranocchiarlo e assaporare il gusto che rilascia quando lo inumidisce con la sua saliva... Non so tuttavia spiegarmi da dove è sorta la nostra complicità. Quando scende la sera, poi, mi ritrovo spesso a guardare le espressioni della sua sagoma, mentre osserva, bellamente "parcheggiato" sulla mia pancia... le immagini dello schermo televisivo, insieme a me, ricordandomi un forte sentimento di affetto. Di meraviglia. E anche di grande curiosità per quelle "strane" figure... sempre in costante movimento. Ma come spesso penso... l'amicizia tra cane e l'essere umano è un po' come quella tra due persone: non è sufficiente volerla. O c'è o non c'è. E' un gioco di sinergie che nasce da sé e da sé si alimenta. Un legame irrazionale che nulla ha a che fare con la nostra volontà... Sfortunatamente però è proprio quando subentra la ragione che la purezza del sentimento inizia a inclinarsi. Essa ha il potere di intaccare l'amicizia direttamente alle sue fondamenta... Di esicarne lentamente la fonte. Di minare il suo nucleo originario... Meglio più nota come, "incondizionatezza". Ma è purtroppo nelle belle giornate di sole passate quasi sempre al guinzaglio che il mio Dalmata afferma di non essere un cane rissoso e arrogante, quando vede altre quattrozampe come lui che amano andare a zonzo e respirare l'aria salutare... Anche se perso nei suoi pensieri, è nel momento di massimo divertimento, quando ovvero incontra un altro cane... che è sempre un terno al lotto. Non si sa come può andare a fine. La possibilità che si scateni una rissa furibonda... resta un'insidia, sospesa nell'aria... E quando uno dei due porta addosso i colori bianconeri, il rischio che a prevalere sia sempre il mio Ulde! Resta, ahimè... troppo alto. Colpa forse del colore di quelle macchie?


domenica 12 giugno 2016

    Ho un pensiero che mi frulla per la testa, da una settimana. Ogni volta rimando, così questo pensiero non è più un "pensiero": sta diventando un'attitudine, un lato di me... irrinunciabile. Un mio frammento inalienabile. Mi appartiene come se fosse il mio nome. Se non scrivo immediatamente quello che preme per essere scritto... mi succede in questo modo, ma è troppo. Fare "proprio" tutto, senza lasciare andare niente, è davvero "troppo". Ecco perché scrivo, forse. Per lasciar... andare... Per salvare con la scrittura una parte di me. Quella parte di me che proteggerò, anche a costo di perdere me stessa... Benché da qualche tempo, non mi riconosco più... E non mi sopporto già più... Non credo in niente e non penso di essere mai stata "la migliore" in qualcosa... Qualunque mio nuovo aspetto, messo a confronto, mi apparirebbe adesso come un'orribile scarabocchio, come un errore, una deludente sconfitta. E così finisco per amare quel pensiero che ho creato con la stessa passione con cui vorrei distruggerlo. Lo amo abbastanza da non abbatterlo, ma lo amo troppo per poterlo abbattere veramente. Ho messo moltissimo di me in quel pensiero... Rido raramente, ma adoro far sentire a disagio Chi mi sta vicino, con i miei silenzi... Non sono simpatica, per niente... "Sto avendo un modo di fare francamente irritante" (Cit.), ma in qualche modo... mi viene la voglia di giustificarmi. E, dopo tutto questo tempo, ho solo bisogno di scrivere. A qualcosa mi servirà? Mi domando, questa notte dubbiosa...

    (Piccolo e personale sfogo in bianco e nero)
    Immagino spesso come andrò a riposo..."Dopo aver versato 40 anni di contributi allo Stato". Magari, il destino mi riserverà di diventare solamente una "Signora attempata", se non peggio (dopo l'adeguamento, sempre più "ballerino", dei requisiti di pensionamento alle aspettative di vita della popolazione) temo che mi sarò ormai tramutata in una vecchia donnetta… con i capelli bianchi scompigliati dal vento, che cerca invano di ripararsi la testa con una sciarpa, vestita pulita...mente seppure poveramente di nero. E Chi sarà convinto di riconoscermi camminare per strada, così "diversa", da come sono stata... Resterà fermo per guardare verso di me. Appena un attimo… Alzerà poi lo sguardo in direzione della mia persona. E mi riconoscerà:
    - Ma ciao!!! Che lavoro fai?
    - Sono in pensione
    - Ma perché, quanti anni hai?
    Ed io, a quel punto, non so cosa risponderò… Sempre a causa di questo "adeguamento" quasi incomprensibile.
    - Boh… Fai tu: 64 e 3 mesi o 66 e 7 mesi?
    - Te li porti comunque da Dio!
    Ma se davvero le cose staranno in quel modo… Può essere che per allora, io incominci a provare una "doppia soddisfazione", che sta nel fatto di non sentirmi più schiava delle aspettative altrui… Dal momento che, il "pensionato" ha una sua dignità, vive di vita propria, sta mettendo in atto un proprio diritto: si sta godendo i frutti di qualunque lavoro abbia fatto prima! E che sarà ancora "giovane" per farlo, se non morirà or ora...

Ieri notte sono rientrata alle 2.30 a casa… ma, non era una notte come le altre... Ed io non sono più riuscita a prendere sonno. Mi sono allora diretta verso il salotto, a piedi nudi, brancolando nel buio per non svegliare Chi invece dormiva già da un po'… Da una scatola di latta (usata un tempo per contenere i biscotti secchi mattutini) riposta nel fondo di un cassetto ho visto sporgere alcune vecchie fotografie di famiglia. Guardandole… ho notato che non ci sono foto di me, ancora piccina, in braccio a mia madre, con le teste unite in una vicinanza che si pensi… durerà per sempre, ma che poi "per sempre" non dura, mai… niente. E adesso sto pensando alla difficoltà di essere madre… quando la vita che conoscevo prima, poteva venire stravolta dalla nascita di un nuovo essere, che invece non c'è mai stato. Ma è anche vero che la normalità, le consuetudini, sviluppano momenti di ragione, di raziocinio, sui quali fonda il suo agire... E non sarebbe stato così automatico amarlo. Se ci fosse stato: avrei avuto il bisogno di conoscerlo, prima, instaurare un rapporto, creare intimità, complicità, oltre le urla notturne e la stanchezza, oltre l'umiliazione di perdere la linea dei miei fianchi…e delle mie cosce. O, peggio, la mia professione, oltre al tempo per il mio svago (per la verità, mai esistito), oltre la coppia che svanisce in giochi di ruolo, competizione, a volte… Oltre le sbarre alle mie finestre e intorno agli spigoli dei miei mobili che avrebbero parato soltanto le sue cadute e delimitano la mia indipendenza, totalmente mai conquistata per davvero, ma solo almeno per un po'… Un po' che sarebbe durato tanto. E gli scatti di nervi (che provo, al pensiero di quel figlio mai nato) presumo siano ora qualcosa di normale, mentre sicuramente qualcuno, più attento di altri, mi avrebbe additano come "cattiva madre". Ma, se avessi fatto scelte diverse… nella mia vita. Alla fine quel rapporto si sarebbe instaurato. Magari lasciando fare tutto alla "Natura"… o al fatto che l'amore per un figlio si solidifica con il tempo… S'incastona in quello che sarebbe stata "la mia nuova esistenza", diventandone il fulcro. Fonte di quella gioia, fine a se stessa, mai provata, senza esagerazione… Fonte di ansia e preoccupazione. Fonte di "senso", per Chi non riesce magari a trovarne uno, senza… Fonte di puro e incondizionato "Amore"… di sentimenti buoni e meno buoni, annodati insieme… Fonte di conflitti che a volte si fanno insanabili, di incomprensioni che, a ben guardare, avrei dovuto trascinare dall'analista per anni, se non fossi già nata "Forte" d'animo. Ecco… (L'ho scritto, ora, finalmente!) La "Madre"… Quella madre mai conosciuta, è anche la mia "Fonte"... da cui dipendo, ogni giorno, nel bene e nel male… per sempre. Una fonte di acqua "a volte limpida, a volte torbida" (Cit.), come lo è "il [mio] più sacro specchio d'acqua" (Cit.) a cui sono legata a filo doppio, che si deve avere la pazienza e la costanza di depurare di continuo, quotidianamente. Un "compito", questo, inestimabile quanto duro, appagante, quanto faticoso... Che ugualmente difendo con i denti, pur non avendo avuto figli vivi da accudire e far crescere… Ma non mi perdono per non essere diventata madre. Come, non perdono la mia, per non aver lottato, quel tanto che bastava, a tenersi in vita per restare al mio fianco a vigilare sul confronto di infinitesime note e di infiniti piccoli e grandi, miei, mutamenti. Neanche un po'.

(Dedicato ♥)


sabato 28 maggio 2016

    Sono giorni che mi sveglio e niente mi sembra com'è. Mi fa tutto male e vorrei parlare, solo, con quell'altra parte di me, che resta (in questo caso) sola... Mi è tutto sconosciuto, ostile. Mi fa tutto paura... e perdo il controllo dei miei pensieri. Indubbiamente sono viva. Tuttavia mi sento in maniera potente e "sentirmi" in questo modo, certo.. non può essere un male, o forse sì? Ma tutta quella vita mi confonde e finisco sempre per perdermi nei giorni che iniziano così...... Altre mattine, invece, mi sveglio e va tutto bene. Mi sento perfettamente a mio agio... a stare al mondo. Le strade sembrano state create per me. Semafori, traffico scorrevole, compreso... Le piazze. Il cielo. Sono adatta alle persone, a parlare con i baristi, sotto il mio Studio... con i Colleghi, i Cancellieri, in Tribunale, che mi conoscono... i Giudici. Con tutti. Non ho niente fuori posto. Ed è in quel momento lì... che mi manca il respiro. Quando non ho proprio niente che non vada, in me. Questo accade quando si ha fin troppa concezione della vita. Una sorta di intelligenza. Ci sono vari tipi di intelligenze, questa ne è una. Ma, purtroppo... più mi rendo conto di "sapere" e di... "non entrare [mai] a gamba tesa" (Cit.) in un problema, che mi affligge, più soffro. Mi viene da pensare al mare, mentre scrivo... E mi "sento" come il mare. Come il mare che tocca la riva: un giorno mi rifrangio in burrasca, senza criterio alcuno, in tormento costante... Un altro giorno, invece, in modo pacato, apprezzo il contatto, il calore della sabbia.Tutto è così in ordine. E così il mio moto, il mio andirivieni... Tuttavia, mi ritiro comunque. Come sono io: mare infinito di emozioni talvolta contrastanti, ma preziose, non mi sentissi degna di riscoprirmi combaciante con la riva. E in quel momento lì, quando tutto è quiete apparente, il mare, dalle sue profondità, lo sa... la sente la burrasca. Il mare ama la riva e dovrebbe amare anche se stesso. Il suo è un disequilibrio perpetuo. Un andare e tornare, andare e tornare... Sembra quasi che non ci sia un approdo. Però questo è il suo equilibrio. Comunque nulla è nell'ordinario su questa terra. Quindi, forse, non dovrei neppure sbatterci troppo la testa? Però, intanto...

    (Dedicato ♥)

mercoledì 25 maggio 2016

    Comunque sia... sono contenta di avere un Diario virtuale con il mio volto che lo accompagna, pagina per pagina... Posso scrivere quello che voglio, aprirmi in confidenza, mentre con la mente mi ritrovo a scegliere le parole più adatte per spiegare uno stato d'animo che (solo nella mia testa) avanza impetuoso come una locomotiva... e nella situazione più normale e banale del mondo. Ed ora ho capito che se vengo accettata, lo sono... per quello che mi porto dentro, come un'eterna eredità di una vita che non mi ha dato molto... non per quello che maschero fuori. Ma il "brutto" di avere un Diario virtuale sta nella fiera della copiatura, la "sagra della furbizia", come la definisco io. E mi è capitato in tutti questi anni di permanenza... di ritrovare anch'io una mia frase, nella bacheca di altri, come degli interi post, copiati alla meno peggio senza un minimo di citazione. Sembra quasi di essere una di quelle sommi poetesse, morte, che tutti riportano, ma senza conoscere...


lunedì 23 maggio 2016

Non dovrei sentirmi, così… sola, scomposta, ciliegia che da terra guarda il ramo. Dovrei ogni giorno bastarmi, mi ripeto sempre. E invece a me non basta mai niente. Non avrei dovuto, all'Università, saltare l'ultima lezione di diritto romano, prima dell'appello con l'idea puerile che... "Tanto è tutto scritto sul libro": ancora oggi mi chiedo cosa sarebbe successo se… Non avrei dovuto sedermi sulla canna delle tua bici, accettando, in questo modo, un passaggio verso casa… all'età di vent'anni. Non avrei dovuto accompagnarti dandoti la mano, il mio cuore, il mio ventre... che era sempre in subbuglio, standoti accanto: "Sono le farfalle nello stomaco", ti dicevo, per giustificare quello strano stato d'animo… ma dentro di me non avevo farfalle: solo Te. Non avrei dovuto salire su quella tua macchina che sapeva fare i trecento all'ora... premendo l'acceleratore al massimo. Non avrei dovuto darti ascolto: mi dicevi: "Sei bella" e crederci è stato l'errore... più grande (che avessi mai fatto a quella giovane età). E, una sera di molti anni dopo… non saresti dovuto venire a casa mia… Non avresti dovuto darle la mano, mentre io vi guardano storto. Ma a te non importava farmi del male, se non di... "voi due". Ed ora non so proprio per quale ragione mi sono messa a scrivere di te "al presente", come a saperti riconoscere ancora tra altri mille uomini... I tuoi gusti (in fatto di donne), le tue carezze sotto le coperte a Luglio... anche se fuori il sole batteva forte. Come le mie fragilità, diresti tu. Lo diresti anche adesso? Non avrei dovuto affezionarmi, non avrei dovuto aprirmi e... capirti: sei stato il libro che si scopre leggendolo, con la fretta di Chi vuole girare pagina per sapere, se potrá mai essere meglio di com'è all'istante... Eppure guardami qui, a distanza di anni… a chiedermi ancora, se potrá mai essere peggio di com'è stato allora… Tu con altre, che non sono io, hai preso a braccetto la tua libertà… e una sera, te ne sei andato via … "Chi lo sa, se per sempre? Se per due mesi o un fine settimana soltanto". Pensavo… E mentre ti pedinavo in macchina, mi sentivo come un serpente che doveva prendere i frutti e mano a mano che si allungava, mano a mano rischiava di mangiarsi e perdere, come un cane che si morde la coda… Ed io credo, dal troppo amore, di essermi morsa. Non avrei dovuto darti quello schiaffo, davanti ai tuoi amici, nel parcheggio del bowling… Sono stata molto gelosa quando mi hai chiamato con un nome di donna che non corrispondeva al mio… Ma pur avendo compreso, fulmineamente, che ormai non avevo più nessun posto nella Tua mente… Schiaffeggiandoti ho voluto solamente rivendicare che, io, ero lì… Presente. E ancora, "C'ero (per Te)". Dovevi solo aprire quegli occhi e guardarmi. Con coraggio... Invece ha vinto Lei (tra noi). Non avrei dovuto farmi spogliare, da te, a diciotto anni. Tu non avresti dovuto ascoltarmi, mentre te lo imploravo… E saremmo dovuti essere contenuti, a distanza e distanti, neutri, senza invadere… e appartenersi. Mi avevi guardato, nuda, con orgoglio, quel pomeriggio d'Estate… e non avresti dovuto, farmi sentire un Tuo "trofeo". Non avremmo dovuto fare insieme tante cose… e soprattutto le piú belle (quelle che si fanno da amici a quell'età) ma come spieghi allora questa mia stupida sensazione che mi fa sperare ancora che ci saranno altre cose belle, nella mia vita? Certo, ci saranno… Malgrado l'età che avanza, ma non saranno "belle", come siamo stati noi, non così importanti, non così diverse? Come mai sto cercando di tornare proprio lì… in quel passato, da dove vorrei solo fuggire?


(Dedicato... a quella parte di me che, ancora, non vuol "sentire")


    "Non ho mai chiesto di occuparmi di mafia. Ci sono entrato per caso. E poi ci sono rimasto per un problema morale. La gente mi moriva attorno." (Cit.)
    Capaci, 23 Maggio 1992

lunedì 16 maggio 2016

Di recente sono passata a dare un salutino a mamma e papà, in un piccolo cimiterietto di campagna, nel novarese, dove sono sepolti, lì, da parecchio tempo… Mi conforta sempre guardare la loro immagine… e pensare, dove comincia e dove termina il confine tra il mondo dei vivi e l'aldilà. Da sempre il cimitero è un luogo che richiama alla pace, alla tranquillità.Tuttavia guardando le loro tombe mi chiedo sempre, se è veramente così? La mia mamma e il mio papà riposano davvero in pace o sono ancora protagonisti o addirittura "vittime" del mio agire… delle mie idee balzane (o dovrei scrivere: "delle mie idee malsane" in qualche modo deleterie)? Come quella, ultima… che ho voluto loro confessare di aver appoggiato, come se fosse stato il prodotto del mio stato psichico non esattamente equilibrato e… non in ultimo, del mio mondo? Ma ricordando maggiormente il mio papà (giacché della mia mamma non conservo nessuna traccia mnemonica) ho sempre pensato: non ce la farò mai ad essere come è stato… Quella dedizione totale, quella pazienza infinita, il pranzo e la cena sempre pronti all'ora giusta. Le innumerevoli sue rinunce che, si sa, per i figli ci stanno, ma a volte pesano comunque come macigni... E lo noto dai suoi occhi. Guardandolo in fotografia mi sono sempre chiesta come sia possibile che un genitore, rimasto solo in tutto l'universo abbia il potere di rovinarsi la vita e magari di rimettersela in ordine. Se tutto va secondo i piani. Ma qui, quei piani, sono "saltati" innumerevoli volte… E mi sono sempre chiesta, guardandolo, da vivo, come sia possibile avere tanta voglia di urlare contro noi, che eravamo le sue figlie minori e, allo stesso tempo, sentire il bisogno di darci una carezza leggera. Senza, di fatto, farlo mai… Ho sempre pensato: non farò mai un figlio. Ed ora che non posso più… neppure sperarlo, avrei magari voluto un'opportunità in più… perché può darsi che due o tre cose da dirgli ce l'avrei avute anch'io. Ma il fato, giocando con gli eventi, ha voluto "decidere" per me… Così, non saprò mai se sarei stata dolce, o dominatrice… "pazza" o rassicurante, nei miei insegnamenti. Forse mi sarei vergognata persino ad abbracciare anche lui... così piccolo. Forse però lui avrebbe capito, esattamente come ho capito io, che ogni famiglia ha le sue abitudini. Nella mia famiglia, ad esempio, ricordo che le mamme hanno avuto un ruolo di "comparsa". Non sono state potenti, ma neppure non invincibili… dinnanzi al proprio destino. Come il mio papà… che non ha mai chiesto, ma osservato, sempre. E non me l'ha fatta passare mai liscia (neppure una volta), perché me lo meritavo (quasi) sempre. Non mi ha mai detto "ti voglio bene", ma mi ha sempre preparato il mio piatto preferito, quasi ogni giorno… tranne quando, era stanco e, succedeva che bruciava la pentola sul fuoco… Allora ricordo che rimediava un po' a fortuna con quello che trovava, avanzato, nella credenza. Ma a dieci anni, poco m'importava di avere ancora le gambe "secche secche" (Cit.)… Lui sapeva "Tutto" di me, ma ha sempre fatto finta di non aver capito mai niente... della sua bambina, che stava germogliando più matura e più forte della gemella, ma che per "pudore" lo nascondeva. Crescendo, poi... mi guardava come se fossi un'aliena, in realtà conosceva a memoria ogni centimetro della mia pelle... e mi correggeva l'alimentazione, se vedeva sporgere qualche brufoletto, qua e là... Però, sbagliava spesso le parole, quando tentava di avere un confronto con me, ma lo faceva sempre con gli occhi buoni... dopo tutto era il mio papà. Ma la colpa delle nostre incomprensioni era dovuto unicamente al mio carattere. Ho sempre avuto un pessimo carattere. Soprattutto quando le cose non vanno come dico io. Oggi i miei genitori sono lontani. Non è stato facile, all'inizio… perché la morte cambia tutto. C'è il crollo emotivo, certo, ma ci sono anche le cose pratiche. Chi farà il lavoro del papà? Chi si prenderà cura di quel che resta della nostra famiglia? L'unica nota positiva per Voi, è che non dovrete preoccuparvene più, personalmente, intendo... Gente che non ho mai visto… abiterà in casa nostra, prenderemo un affitto per questo… Il mondo andrà avanti, senza di Voi. Fin quando il mio bisogno sarà talmente forte da cercarvi nuovamente in questo luogo di Pace meraviglioso. Messaggero di pietra. Musica celestiale. Tenebrose presenze. Spero che vi trattino bene, ovunque Voi siate. Perché siete da qualche parte, vero? Comunque sia, ti chiedo scusa, papà, se mi sono presa la briga di scrivere, un po', a mio modo, delle nostre cose... Se fossi in vita, di certo, non lo apprezzeresti neppure. Mi manchi. (Io, nel frattempo, ti penso. Sempre).

mercoledì 11 maggio 2016

Quindi... Pur non avendo compreso mai la filosofia che spinge due persone a dichiararsi: TI AMO... reciprocamente, potrei persino far finta di credere che l'amore avrebbe una propria definizione "obiettiva"... In quanto può essere rivolto a Chi vogliamo. Che sia una persona, un animale, un oggetto... O verso un concetto, un ideale. Ma non cambierà la sua natura di essere comunque un sentimento intenso e profondo di affetto, simpatia ed adesione... Tanto. Le parole che invece mi rassicurano di più, e che non temo di esprimere, quando "Sento" che posso ricominciare nei sentimenti, sono: "Ti Voglio Bene". E sono quasi magiche, quando le pronuncio... In quanto, io sono una persona che assorbo molto le tensioni e soprattutto, le macero... Ed è importante che capisca che posso anche sedimentare tali tensioni... Sebbene risulti, nei miei comportamenti, sempre molto limpida anche se riservo dentro di me una parte un po' amara... un po' dispiaciuta....

venerdì 22 aprile 2016

    Mi sento "sottotono". Guardo gli altri in modo sospetto. Sto un po’ sulle mie… e quando parlo poco significa che "penso" molto… che studio nuove strategie. E sto correndo ai ripari per arginare alcuni miei cedimenti… improvvisi e non voluti. Qualche settimana fa, mentre percorrevo la solita tratta: Varese -Milano passante- Treviglio, che mi portava in Tribunale, leggevo un articolo sul solito Giornale e mi sorgeva (anche a me) il dubbio (dell'autore): "Troppa giustizia social...e produce solo l'effetto di renderci meno liberi"[ ? ] Se lo Stato è convinto di dover assicurare almeno un quantitativo di giustizia uguale per tutti per assicurarci un minimo di uguaglianza, lo Stato ci deve rendere meno liberi attraverso la restrizione. Indi per cui, è lecito domandarci se ogni desiderio è un diritto? Un tempo si diceva: "Ogni desiderio è un ordine" (io sono il tuo servo), ma oggi non si può più affermare che ogni desiderio è un diritto, perché ritengo che ci portiamo appresso l'idea che ogni desiderio debba tramutarsi in diritto grazie ad una malintesa cultura egualitarista di sinistra (come teoria morale, intendo, che pone in risalto l'uguaglianza di tutti gli esseri umani) che ha letteralmente egemonizzato il principio di umanità distorcendolo oltre ogni ragionevole dubbio. Io non ho avuto nessun figlio, ma so che non era mio diritto averli, nel caso in cui fossero nati, vivi… Tant'è vero che i procedimenti per le adozioni sono complessi e con esiti non prevedibili. E che cosa dovrei pensare della maternità surrogata? Dell'utero in affitto? O di certe donne che per avere un bambino, scelgono di andare all'estero e pagare un'altra donna bisognosa… Ed è giusto? Bah… Ha ragione allora Vittorio Sgarbi quando afferma, con veemenza, che si tratta soltanto di "capricci da ricchi"? O invece bisogna convincersi che un figlio fortemente voluto, anche da una coppia gay, riceverà immensamente più amore di un bimbo magari nato in una coppia etero inadeguata, litigiosa, o peggio? Ecco… Preferisco pensare, nel dubbio, che non basta "sudare" per avere ciò che mi rende felice… occorre fare quello che lo Stato mi dice di fare! Quanto a me. Effettivamente mi sento, molto, "sottotono". Sono in preda ad un disagio e dovrei ripetermi davanti allo specchio (o anche solo mentalmente): "Io sono nessuno". Io non sono la persona che si è sentita offesa, alla fine di un "qualcosa"… (anche banale, come una chiacchierata) e che deve mettere le cose a posto, perché vuole la rivincita… in un certo senso… No. Dovrei smettere di rifletterci sopra… di ripensare all'episodio che mi ha fatto (e che mi fa, ancora) soffrire, se ci penso nuovamente, non fa altro che aumentare il mio disagio, dal momento che: quel "essere nessuno" implica dunque di non "avere risposte da dare". Magari, potrei aver ragione, anche questa volta? Probabilmente…

    (Dedicato... a quella parte di me che, ancora, non vuol "sentire")