sabato 28 maggio 2016

    Sono giorni che mi sveglio e niente mi sembra com'è. Mi fa tutto male e vorrei parlare, solo, con quell'altra parte di me, che resta (in questo caso) sola... Mi è tutto sconosciuto, ostile. Mi fa tutto paura... e perdo il controllo dei miei pensieri. Indubbiamente sono viva. Tuttavia mi sento in maniera potente e "sentirmi" in questo modo, certo.. non può essere un male, o forse sì? Ma tutta quella vita mi confonde e finisco sempre per perdermi nei giorni che iniziano così...... Altre mattine, invece, mi sveglio e va tutto bene. Mi sento perfettamente a mio agio... a stare al mondo. Le strade sembrano state create per me. Semafori, traffico scorrevole, compreso... Le piazze. Il cielo. Sono adatta alle persone, a parlare con i baristi, sotto il mio Studio... con i Colleghi, i Cancellieri, in Tribunale, che mi conoscono... i Giudici. Con tutti. Non ho niente fuori posto. Ed è in quel momento lì... che mi manca il respiro. Quando non ho proprio niente che non vada, in me. Questo accade quando si ha fin troppa concezione della vita. Una sorta di intelligenza. Ci sono vari tipi di intelligenze, questa ne è una. Ma, purtroppo... più mi rendo conto di "sapere" e di... "non entrare [mai] a gamba tesa" (Cit.) in un problema, che mi affligge, più soffro. Mi viene da pensare al mare, mentre scrivo... E mi "sento" come il mare. Come il mare che tocca la riva: un giorno mi rifrangio in burrasca, senza criterio alcuno, in tormento costante... Un altro giorno, invece, in modo pacato, apprezzo il contatto, il calore della sabbia.Tutto è così in ordine. E così il mio moto, il mio andirivieni... Tuttavia, mi ritiro comunque. Come sono io: mare infinito di emozioni talvolta contrastanti, ma preziose, non mi sentissi degna di riscoprirmi combaciante con la riva. E in quel momento lì, quando tutto è quiete apparente, il mare, dalle sue profondità, lo sa... la sente la burrasca. Il mare ama la riva e dovrebbe amare anche se stesso. Il suo è un disequilibrio perpetuo. Un andare e tornare, andare e tornare... Sembra quasi che non ci sia un approdo. Però questo è il suo equilibrio. Comunque nulla è nell'ordinario su questa terra. Quindi, forse, non dovrei neppure sbatterci troppo la testa? Però, intanto...

    (Dedicato ♥)

mercoledì 25 maggio 2016

    Comunque sia... sono contenta di avere un Diario virtuale con il mio volto che lo accompagna, pagina per pagina... Posso scrivere quello che voglio, aprirmi in confidenza, mentre con la mente mi ritrovo a scegliere le parole più adatte per spiegare uno stato d'animo che (solo nella mia testa) avanza impetuoso come una locomotiva... e nella situazione più normale e banale del mondo. Ed ora ho capito che se vengo accettata, lo sono... per quello che mi porto dentro, come un'eterna eredità di una vita che non mi ha dato molto... non per quello che maschero fuori. Ma il "brutto" di avere un Diario virtuale sta nella fiera della copiatura, la "sagra della furbizia", come la definisco io. E mi è capitato in tutti questi anni di permanenza... di ritrovare anch'io una mia frase, nella bacheca di altri, come degli interi post, copiati alla meno peggio senza un minimo di citazione. Sembra quasi di essere una di quelle sommi poetesse, morte, che tutti riportano, ma senza conoscere...


lunedì 23 maggio 2016

Non dovrei sentirmi, così… sola, scomposta, ciliegia che da terra guarda il ramo. Dovrei ogni giorno bastarmi, mi ripeto sempre. E invece a me non basta mai niente. Non avrei dovuto, all'Università, saltare l'ultima lezione di diritto romano, prima dell'appello con l'idea puerile che... "Tanto è tutto scritto sul libro": ancora oggi mi chiedo cosa sarebbe successo se… Non avrei dovuto sedermi sulla canna delle tua bici, accettando, in questo modo, un passaggio verso casa… all'età di vent'anni. Non avrei dovuto accompagnarti dandoti la mano, il mio cuore, il mio ventre... che era sempre in subbuglio, standoti accanto: "Sono le farfalle nello stomaco", ti dicevo, per giustificare quello strano stato d'animo… ma dentro di me non avevo farfalle: solo Te. Non avrei dovuto salire su quella tua macchina che sapeva fare i trecento all'ora... premendo l'acceleratore al massimo. Non avrei dovuto darti ascolto: mi dicevi: "Sei bella" e crederci è stato l'errore... più grande (che avessi mai fatto a quella giovane età). E, una sera di molti anni dopo… non saresti dovuto venire a casa mia… Non avresti dovuto darle la mano, mentre io vi guardano storto. Ma a te non importava farmi del male, se non di... "voi due". Ed ora non so proprio per quale ragione mi sono messa a scrivere di te "al presente", come a saperti riconoscere ancora tra altri mille uomini... I tuoi gusti (in fatto di donne), le tue carezze sotto le coperte a Luglio... anche se fuori il sole batteva forte. Come le mie fragilità, diresti tu. Lo diresti anche adesso? Non avrei dovuto affezionarmi, non avrei dovuto aprirmi e... capirti: sei stato il libro che si scopre leggendolo, con la fretta di Chi vuole girare pagina per sapere, se potrá mai essere meglio di com'è all'istante... Eppure guardami qui, a distanza di anni… a chiedermi ancora, se potrá mai essere peggio di com'è stato allora… Tu con altre, che non sono io, hai preso a braccetto la tua libertà… e una sera, te ne sei andato via … "Chi lo sa, se per sempre? Se per due mesi o un fine settimana soltanto". Pensavo… E mentre ti pedinavo in macchina, mi sentivo come un serpente che doveva prendere i frutti e mano a mano che si allungava, mano a mano rischiava di mangiarsi e perdere, come un cane che si morde la coda… Ed io credo, dal troppo amore, di essermi morsa. Non avrei dovuto darti quello schiaffo, davanti ai tuoi amici, nel parcheggio del bowling… Sono stata molto gelosa quando mi hai chiamato con un nome di donna che non corrispondeva al mio… Ma pur avendo compreso, fulmineamente, che ormai non avevo più nessun posto nella Tua mente… Schiaffeggiandoti ho voluto solamente rivendicare che, io, ero lì… Presente. E ancora, "C'ero (per Te)". Dovevi solo aprire quegli occhi e guardarmi. Con coraggio... Invece ha vinto Lei (tra noi). Non avrei dovuto farmi spogliare, da te, a diciotto anni. Tu non avresti dovuto ascoltarmi, mentre te lo imploravo… E saremmo dovuti essere contenuti, a distanza e distanti, neutri, senza invadere… e appartenersi. Mi avevi guardato, nuda, con orgoglio, quel pomeriggio d'Estate… e non avresti dovuto, farmi sentire un Tuo "trofeo". Non avremmo dovuto fare insieme tante cose… e soprattutto le piú belle (quelle che si fanno da amici a quell'età) ma come spieghi allora questa mia stupida sensazione che mi fa sperare ancora che ci saranno altre cose belle, nella mia vita? Certo, ci saranno… Malgrado l'età che avanza, ma non saranno "belle", come siamo stati noi, non così importanti, non così diverse? Come mai sto cercando di tornare proprio lì… in quel passato, da dove vorrei solo fuggire?


(Dedicato... a quella parte di me che, ancora, non vuol "sentire")


    "Non ho mai chiesto di occuparmi di mafia. Ci sono entrato per caso. E poi ci sono rimasto per un problema morale. La gente mi moriva attorno." (Cit.)
    Capaci, 23 Maggio 1992

lunedì 16 maggio 2016

Di recente sono passata a dare un salutino a mamma e papà, in un piccolo cimiterietto di campagna, nel novarese, dove sono sepolti, lì, da parecchio tempo… Mi conforta sempre guardare la loro immagine… e pensare, dove comincia e dove termina il confine tra il mondo dei vivi e l'aldilà. Da sempre il cimitero è un luogo che richiama alla pace, alla tranquillità.Tuttavia guardando le loro tombe mi chiedo sempre, se è veramente così? La mia mamma e il mio papà riposano davvero in pace o sono ancora protagonisti o addirittura "vittime" del mio agire… delle mie idee balzane (o dovrei scrivere: "delle mie idee malsane" in qualche modo deleterie)? Come quella, ultima… che ho voluto loro confessare di aver appoggiato, come se fosse stato il prodotto del mio stato psichico non esattamente equilibrato e… non in ultimo, del mio mondo? Ma ricordando maggiormente il mio papà (giacché della mia mamma non conservo nessuna traccia mnemonica) ho sempre pensato: non ce la farò mai ad essere come è stato… Quella dedizione totale, quella pazienza infinita, il pranzo e la cena sempre pronti all'ora giusta. Le innumerevoli sue rinunce che, si sa, per i figli ci stanno, ma a volte pesano comunque come macigni... E lo noto dai suoi occhi. Guardandolo in fotografia mi sono sempre chiesta come sia possibile che un genitore, rimasto solo in tutto l'universo abbia il potere di rovinarsi la vita e magari di rimettersela in ordine. Se tutto va secondo i piani. Ma qui, quei piani, sono "saltati" innumerevoli volte… E mi sono sempre chiesta, guardandolo, da vivo, come sia possibile avere tanta voglia di urlare contro noi, che eravamo le sue figlie minori e, allo stesso tempo, sentire il bisogno di darci una carezza leggera. Senza, di fatto, farlo mai… Ho sempre pensato: non farò mai un figlio. Ed ora che non posso più… neppure sperarlo, avrei magari voluto un'opportunità in più… perché può darsi che due o tre cose da dirgli ce l'avrei avute anch'io. Ma il fato, giocando con gli eventi, ha voluto "decidere" per me… Così, non saprò mai se sarei stata dolce, o dominatrice… "pazza" o rassicurante, nei miei insegnamenti. Forse mi sarei vergognata persino ad abbracciare anche lui... così piccolo. Forse però lui avrebbe capito, esattamente come ho capito io, che ogni famiglia ha le sue abitudini. Nella mia famiglia, ad esempio, ricordo che le mamme hanno avuto un ruolo di "comparsa". Non sono state potenti, ma neppure non invincibili… dinnanzi al proprio destino. Come il mio papà… che non ha mai chiesto, ma osservato, sempre. E non me l'ha fatta passare mai liscia (neppure una volta), perché me lo meritavo (quasi) sempre. Non mi ha mai detto "ti voglio bene", ma mi ha sempre preparato il mio piatto preferito, quasi ogni giorno… tranne quando, era stanco e, succedeva che bruciava la pentola sul fuoco… Allora ricordo che rimediava un po' a fortuna con quello che trovava, avanzato, nella credenza. Ma a dieci anni, poco m'importava di avere ancora le gambe "secche secche" (Cit.)… Lui sapeva "Tutto" di me, ma ha sempre fatto finta di non aver capito mai niente... della sua bambina, che stava germogliando più matura e più forte della gemella, ma che per "pudore" lo nascondeva. Crescendo, poi... mi guardava come se fossi un'aliena, in realtà conosceva a memoria ogni centimetro della mia pelle... e mi correggeva l'alimentazione, se vedeva sporgere qualche brufoletto, qua e là... Però, sbagliava spesso le parole, quando tentava di avere un confronto con me, ma lo faceva sempre con gli occhi buoni... dopo tutto era il mio papà. Ma la colpa delle nostre incomprensioni era dovuto unicamente al mio carattere. Ho sempre avuto un pessimo carattere. Soprattutto quando le cose non vanno come dico io. Oggi i miei genitori sono lontani. Non è stato facile, all'inizio… perché la morte cambia tutto. C'è il crollo emotivo, certo, ma ci sono anche le cose pratiche. Chi farà il lavoro del papà? Chi si prenderà cura di quel che resta della nostra famiglia? L'unica nota positiva per Voi, è che non dovrete preoccuparvene più, personalmente, intendo... Gente che non ho mai visto… abiterà in casa nostra, prenderemo un affitto per questo… Il mondo andrà avanti, senza di Voi. Fin quando il mio bisogno sarà talmente forte da cercarvi nuovamente in questo luogo di Pace meraviglioso. Messaggero di pietra. Musica celestiale. Tenebrose presenze. Spero che vi trattino bene, ovunque Voi siate. Perché siete da qualche parte, vero? Comunque sia, ti chiedo scusa, papà, se mi sono presa la briga di scrivere, un po', a mio modo, delle nostre cose... Se fossi in vita, di certo, non lo apprezzeresti neppure. Mi manchi. (Io, nel frattempo, ti penso. Sempre).

mercoledì 11 maggio 2016

Quindi... Pur non avendo compreso mai la filosofia che spinge due persone a dichiararsi: TI AMO... reciprocamente, potrei persino far finta di credere che l'amore avrebbe una propria definizione "obiettiva"... In quanto può essere rivolto a Chi vogliamo. Che sia una persona, un animale, un oggetto... O verso un concetto, un ideale. Ma non cambierà la sua natura di essere comunque un sentimento intenso e profondo di affetto, simpatia ed adesione... Tanto. Le parole che invece mi rassicurano di più, e che non temo di esprimere, quando "Sento" che posso ricominciare nei sentimenti, sono: "Ti Voglio Bene". E sono quasi magiche, quando le pronuncio... In quanto, io sono una persona che assorbo molto le tensioni e soprattutto, le macero... Ed è importante che capisca che posso anche sedimentare tali tensioni... Sebbene risulti, nei miei comportamenti, sempre molto limpida anche se riservo dentro di me una parte un po' amara... un po' dispiaciuta....

venerdì 22 aprile 2016

    Mi sento "sottotono". Guardo gli altri in modo sospetto. Sto un po’ sulle mie… e quando parlo poco significa che "penso" molto… che studio nuove strategie. E sto correndo ai ripari per arginare alcuni miei cedimenti… improvvisi e non voluti. Qualche settimana fa, mentre percorrevo la solita tratta: Varese -Milano passante- Treviglio, che mi portava in Tribunale, leggevo un articolo sul solito Giornale e mi sorgeva (anche a me) il dubbio (dell'autore): "Troppa giustizia social...e produce solo l'effetto di renderci meno liberi"[ ? ] Se lo Stato è convinto di dover assicurare almeno un quantitativo di giustizia uguale per tutti per assicurarci un minimo di uguaglianza, lo Stato ci deve rendere meno liberi attraverso la restrizione. Indi per cui, è lecito domandarci se ogni desiderio è un diritto? Un tempo si diceva: "Ogni desiderio è un ordine" (io sono il tuo servo), ma oggi non si può più affermare che ogni desiderio è un diritto, perché ritengo che ci portiamo appresso l'idea che ogni desiderio debba tramutarsi in diritto grazie ad una malintesa cultura egualitarista di sinistra (come teoria morale, intendo, che pone in risalto l'uguaglianza di tutti gli esseri umani) che ha letteralmente egemonizzato il principio di umanità distorcendolo oltre ogni ragionevole dubbio. Io non ho avuto nessun figlio, ma so che non era mio diritto averli, nel caso in cui fossero nati, vivi… Tant'è vero che i procedimenti per le adozioni sono complessi e con esiti non prevedibili. E che cosa dovrei pensare della maternità surrogata? Dell'utero in affitto? O di certe donne che per avere un bambino, scelgono di andare all'estero e pagare un'altra donna bisognosa… Ed è giusto? Bah… Ha ragione allora Vittorio Sgarbi quando afferma, con veemenza, che si tratta soltanto di "capricci da ricchi"? O invece bisogna convincersi che un figlio fortemente voluto, anche da una coppia gay, riceverà immensamente più amore di un bimbo magari nato in una coppia etero inadeguata, litigiosa, o peggio? Ecco… Preferisco pensare, nel dubbio, che non basta "sudare" per avere ciò che mi rende felice… occorre fare quello che lo Stato mi dice di fare! Quanto a me. Effettivamente mi sento, molto, "sottotono". Sono in preda ad un disagio e dovrei ripetermi davanti allo specchio (o anche solo mentalmente): "Io sono nessuno". Io non sono la persona che si è sentita offesa, alla fine di un "qualcosa"… (anche banale, come una chiacchierata) e che deve mettere le cose a posto, perché vuole la rivincita… in un certo senso… No. Dovrei smettere di rifletterci sopra… di ripensare all'episodio che mi ha fatto (e che mi fa, ancora) soffrire, se ci penso nuovamente, non fa altro che aumentare il mio disagio, dal momento che: quel "essere nessuno" implica dunque di non "avere risposte da dare". Magari, potrei aver ragione, anche questa volta? Probabilmente…

    (Dedicato... a quella parte di me che, ancora, non vuol "sentire")


lunedì 11 aprile 2016


Fluoxetina cloridrato – comunemente fluoxetina, è il principio attivo del Prozac. Come conosco questo farmaco? Beh… "conoscere" è una grossa pretesa… Più precisamente mi sta diventando familiare da quando è stato prescritto al mio animale da compagnia: Cane maschio (specie Dalmata) che risponde al nome di Ulderico. Ebbene… Dispensare medicinali non ha nulla, ma proprio "nulla" da spartire con l'affrontare problemi di comportamento in maniera qualificata e rispettosa del cane e di noi stessi, che ruotiamo attorno all'animale… Tuttavia rimango abbastanza contrariata quando percepisco il messaggio errato, trasmesso da taluni veterinari, che un farmaco antidepressivo possa risolvere i problemi di comportamento nel cane. NON E' VERO! La fluoxetina (o qualsiasi altro psicofarmaco) non è una sostanza miracolosa capace di ristabilire la normalità in un cane! L'utilizzo di questa molecola risulta efficace soltanto in abbinamento con delle modifiche dell'ambiente in cui vive il cane e con una terapia di variazione del comportamento. Forse sono una, dei molti proprietari di cani, che si sente quasi incarnata nel suo spirito, perché Ulderico ha problemi. Da problemi, ultimamente… Me ne accorgo quando torna a bucare le coperte del letto, a rosicchiare le sedie in legno di casa, a staccarmi il silicone delle porte finestre (con evidenti danni dei serramenti in legno!), a spaccarmi i vetri delle porte, con la tipica irruenza di questa razza, che dal canto suo non è capace di controllare… quando lo vedo eccitarsi (a dismisura) nell'attesa di essere imbragato con la pettorina, prima di uscire a passeggio… o quando, sembra che stia tranquillo per i fatti suoi... invece, è attento a distruggere un gioco per rabbia... o cos'altro, non so... Con questo cane, ho provato di tutto. L'ho messo subito in allenamento, quando era cucciolo. Provando il classico "nodo in gola" nel dover uscire di casa e sentire lui dietro la porta piagnucolando piagnistei. E così, stressata dai suoi graffi alle cose e sulla mia persona… ho fatto quello che la maggior parte dei proprietari di cani fanno, in questi casi… Ho preso Ulderico e l'ho portato dal veterinario, avvolto in una tovaglia di cotone per non fargli prendere freddo… Ed è scontato pensare che, poiché il veterinario ha una laurea in medicina veterinaria, possa sapere tutto quello che c'è da sapere sui cani. Questa è una cattiva supposizione. In quanto, ho compreso, più in là…. che i Veterinari sanno molto sulla fisiologia di Ulderico. Loro sanno come palpare per anomalie nella pelle, come i tumori, sia benigni che maligni, o sono in grado di riconoscere i segni rivelatori della malattia di gomma (che, se non presa in tempo, può danneggiare i tessuti di sostegno dei denti), della rogna rossa o displasia dell'anca, quando si presentano... Purtroppo, però, non tutti questi medici sanno molto di nutrizione e ancora meno sanno di psicologia canina... Il farmaco che somministro a Ulderico, da ormai cinque mesi, credo abbia il compito di agevolare la terapia comportamentale, ma non quello di sostituirvisi! Almeno questo è la sola cosa che ho "chiara" nella mente. Ulderico, certamente, non è un cane sottomesso. Ma neppure aggressivo. Sono sicura che se fosse messo a fare il leadership in un branco, per ipotesi, arriverebbe anche a dimostrarci che non forma un branco, se per "branco" s'intende quello che forma il lupo con i suoi simili. Bensì, potrebbe rivoluzionare tutto lo stato gerarchico, conoscendolo, quel marmocchio! Mi spiego meglio: se A è dominante su B e B su C può benissimo accadere che C sia dominante su A… Eppoi gli studiosi continuano a parlare di regressione dello stato gerarchico! Non ho mai pensato che il mio "Dalmino" (ndr. Così lo chiamo prevalendo il mio senso d'affetto, per ciò che rappresenta per me) sia stupido… neppure quando mi "chiede" con la zampa di accostargli l'osso vicino alla sua bocca per facilitargli la masticazione. Quando fa così… penso proprio "che non sia stupido" da non essersi accorto che sono diversa da lui, spesso incapace di capire quello che mi sta dicendo e, più spesso ancora, incapace di fargli capire quello che gli vorrei comunicare, con le mie carezze… Ulderico, certamente, non è un cane sottomesso. Lo confermo. Ma non voglio neppure un cane sottomesso, a pensarci bene… Lo voglio pieno di fiducia nei miei confronti: capace di comportarsi in maniera, per me, corretta e, per lui, conveniente! Per questo motivo ho deciso di farlo addestrare, fin da piccino… E, a causa di ciò, ho poi appreso dall'addestratrice che "non si concentra", come gli altri suoi simili (quindi era inutile continuare nel nostro programma, che, con impegno, ci eravamo prefissati di seguire), mentre dalla Veterinaria, esperta in Comportamento Animale: che è "iperattivo"…. Molto probabilmente, fin dalla nascita, forse, anche a causa della sordità all'orecchio dx... Ed è mesi che mi domando cosa significhi avere un "problema comportamentale"? Cosa sia normale per un cane e ciò che non lo è…? Forse sono solo la conseguenza diretta della incorretta applicazione di premi e punizioni, con conseguenti aspetti negativi sull'apprendimento del cane? Mah… Pensiero astruso che mi balena sempre in testa… e che mi sta facendo dilungare a scrivere troppo su argomenti che conosco a malapena. Quando il motivo di questa riflessione è sorto, nel momento in cui ho chiesto alla Veterinaria comportamentalista di fornirmi la solita ricetta per la Fluoxetina con amido di riso (dosato in 115 mg) e al momento del ritiro in farmacia, mi sono accorta che le nuove capsule, ordinate, erano palesemente più piccole di quelle assunte finora da Ulderico. Ma a detta della dottoressa: "Il famaco è correttamente dosato per l'attuale peso di Ulderico (35 kg) e ciò che conta sono i mg di fluoxetina (65), perché l'amido non è attivo. Quindi, non ci interessa". Sarà... Sebbene quello di cui ho bisogno di capire, per vivere in serena armonia e relazione con il mio cane, è tutt'altro che quello.


giovedì 7 aprile 2016

Certe volte penso di non meritare niente di quello su cui posso contare: il mio lavoro, le mie cose, l'affetto delle persone che mi vogliono bene. Non credo di essere all'altezza per il mondo… Un mondo del concreto e un altro mondo del vissuto: quest'ultimo, costruito e in continua modificazione, ma altrettanto misterioso come lo è l'universo fuori di me, di cui mi sfugge se sia limitato o infinito. Dentro di me ci sono sensazioni, convinzioni, paure, idee che costituiscono il mio mondo interiore… E talora posso sentire delle voci che provengono proprio dal mio interno e sembrano voci invece del mondo fuori di me… Una sorta di "Io" che si relaziona con il mondo esterno, ma anche, oserei pensare soprattutto, con quello interno. Con il mondo che mi appartiene, che certamente non è fatto di oggetti fisici ma di immagini, di idee, di pentimenti, di sensazioni, di desideri e persino di sogni: un mondo che finisce per essere più ricco, almeno nella percezione singola di quello che invece non mi porto dentro. Un mondo che non posso osservare freddamente, perché mi appartiene, è mio, esclusivamente mio. Un mondo che sa di mistero, di un mistero che io stessa ho costruito, perché se il mondo esterno esiste per tutti, quello interiore esiste solo per me… ove posso depositare, esperienze, sensazioni, ricordi che richiamano qualcosa che è accaduto nel mondo esterno, qualcosa di obbiettivo, ma che ha lasciato segni del tutto particolari in me. Magari è proprio questo il segreto, la tremenda verità: non mi sento all'altezza e faccio di tutto, ogni giorno, per diventarlo… Toccando cieli -da molti altri irraggiungibili- solo con il mio cuore immensamente piccolo, ma decisamente capace di immagazzinare ogni piccola o grande… emozione. E Chi ci mette il cuore purtroppo è destinato a prendere botte. Ma non posso fare diversamente. Non imparerò mai. E forse, forse, forse… va bene ugualmente. Ho appena scoperto che è una sindrome: "La sindrome dell'impostore". Penso di aver ingannato tutti, seppur involontariamente: non sono brava nemmeno a fingere. Non so niente, non ricordo niente di quello che leggo (attualmente) e confondo tutto continuamente come se in testa avessi una centrifuga… al posto di questo cervello. Dev'essere stato il mio silenzio a farmi andare avanti, è un'arma a cui ricorro sovente… per difendermi, perché nessuno capisca che ho un segreto. Ma qualcuno, quel silenzio, deve averlo scambiato per intelligenza. Quando sento parlare gli altri penso "non sarò mai così, ma come fa a mettere in fila tutte queste parole così bene e a sapere tutte queste cose?" Pensando che ha ragione Chi sostiene che non sembro neppure meritarmi ogni piccola cosa che posseggo, per il semplice fatto di non essere io, talune volte… troppo distratta a inseguire aspetti inutili della mia esistenza che invece considero ancora "essenziali"… Ma mi faccio sempre più piccina, quando qualcun altro pensa invece che meriti ancora di più la mia fortuna, perché le do valore... così tanto da credere che sia troppo per una come me, ma è proprio questo invece che me la fa meritare ancora di più. Ci ho sempre messo tanta passione, questo sì, ma non credo che possa bastare. Ci sono situazioni in cui la "Passione", anche se mi si allarga a dismisura e abbraccia ogni cosa, non è abbastanza. Prima o poi qualcuno se ne renderà conto e mi toglierà tutto quello che già posseggo. Prima o poi qualcuno si accorgerà di avermi dato troppo, ne sono certa, e rimetterà le cose al loro posto…. Come quando penso che il mio silenzio a volte venga scambiato per intelligenza, o che le persone mi vedano in modo diverso da come invece mi vedo io… dovrebbe farmi anche pensare che io, quelle persone che invece vedo quasi perfette, così brave a parlare o nel fare qualcosa, che a me riesce meno bene, magari non sono poi esattamente così come appaiono ai miei occhi... Anche loro probabilmente avranno dei deficit e a volte si sentiranno inadeguate, come inadeguato e incapace può sentirsi Chi, leggendo me e quel modo strepitoso che ho di scrivere, pensa che non sarà mai capace di farlo -pur volendolo tanto- bene come me. E non potrei mai immaginarmi diversa da come sono, con i miei momenti di imbarazzo, di (leggera) timidezza e di altre tremila cose che mi fanno sentire non all'altezza…. Con molta voglia di "stare alla larga", se non mi sento adeguata…. "No, non mi si può immaginare diversa, non sarei più io, così… trasparente. Se mi si ascolta..... magari uso le parole, a mio vantaggio (anzi ne faccio un uso perfetto). Ma da qui a mentire.....proprio non mi ci vedo, se trovo un modo per farmi scorticare la prima pelle.......adducendo le mie colpe" (Cit.) E anche queste… sono sensazioni e situazioni sparse da non perdere, arrivata alla sera di questa giornata, risultata alla fine un po', assurda per me. Ho paura, ma ora va già meglio.
(Dedicato... a quella parte di me che, ancora, non vuol "sentire")





    Mi accorgo di avere un "problema" quando ho la memoria piena del cellulare e inizio a fare la conta per decidere quale, dei suoi messaggi, eliminare... Questa è l'eredità che mi hanno lasciato gli addii passati. Mi viene quasi voglia di tenere delle prove… Mi viene, in ogni caso, il terrore che, dopo quei messaggi, non ne arriveranno altri. Odio cancellare.

sabato 2 aprile 2016

    Ieri mattina sul treno per Varese... leggo un articolo del giornalista, Giacomo Amadori, di Libero: "Porto di Gioia Tauro, 24 febbraio 2005. Uno scaricatore [...] si rivolge con queste parole al capo piazzale: "Nci izu i mani e nci spaccu i corna". In italiano suonerebbe più o meno in questo modo: gli alzo le mani e gli spacco le corna. Ma, secondo la Cassazione, per essere licenziabile, l'uomo con il kalashnikov avrebbe dovuto rendere concrete le proprie intimidazioni e.... sul frontespizio l'eco del commento del redattore risuona sull'arena, con tutta la sua forza: "Si può essere licenziati solo se si spara al titolare" (non basta la minaccia). Ed è la solita storia: i giudici si attivano soltanto se vengono lesi i propri interessi... In altro modo, la giustizia, non è sempre equamente amministrata.

mercoledì 30 marzo 2016

Tramite l'accettazione supero quasi tutto. Posso accettare che qualcheduno decida di cambiare strada e di smettere di camminarmi accanto... Posso accettare pure di sentire della semplice tachicardia, accrescere i dolori del cuore, le mie ansie, le insicurezze... Posso pure accettare la mediocrità di qualche mia azione, le paure, che mi assalgono... le mancanze, i miei vuoti... Come quando ho scoperto che i cavalli mi terrorizzano. Ed ero piccola, quando me ne resi conto... facevo di tutto pur di riuscire a montarci sopra, sebbene sapevo che già dopo il primo minuto avrei iniziato a maledirmi. E adesso, cosa succede? Adesso no. Adesso non lo faccio più. Adesso, semplicemente, resto a terra. Ho accettato il fatto di non poter cavalcare, di essere diversa da Chi si sente "Libero", mentre sente il vento tra i capelli. Io sono stata una rivoluzionaria, un tempo. E' strano essere diventata così "paurosa"... aver smesso di combattere, in un certo senso. Ma non ho capito, giuro che non ho ancora capito, se accogliere con benevolenza tutto quello che mi fa soffrire o che mi fa sentire diversa o non essere all'altezza "alla pari"... sia oggi una cura o la malattia vera.


martedì 29 marzo 2016

Ci sono momenti in cui vorrei trovare un senso a questa vita e finisco per mollare i miei doveri. Chissà per quale ovvia ragione tutto ciò che faccio sembra ridicolo dinanzi ad una morte imminente… un futuro che si presenta come un sonno perenne ed ininterrotto, un punto nero nell'universo che si spegne. Ci sono dei giorni che ho la tendenza a mollare tutti i miei progetti, lo Studio, il lavoro… i miei pensieri, le preoccupazioni, le ansie, i miei turbamenti… le bollette, i mutui, le tasse, che pago di volta in volta… perché i debiti vanno onorati allo stesso modo, anche in questo Belpaese che rischia l'asfissia finanziaria. Tutte azioni quotidiane per le quali mi faccio in quattro, per avere poi quale ricompensa? La fine di tutto? Ma se facessi davvero "Tutto" il contrario di ciò che la mia rettitudine mi dice di fare e in maniera assolutamente individuale… di questo passo, cosa sarebbe la mia esistenza? Un vagabondare continuo? Senza soldi e senza meta? Senza affetti e senza pensieri? Per andare in cerca di cosa? Alla fine… Della solitudine? Del tempo che fugge? Ma cosa penso che sia? E' tutto qui. Lavoro, amore, casa, famiglia, giovinezza, vecchiaia, non ho altro da prendere… e non posso pretendere di chiedere a Dio un altro programma. Potrei cambiare le carte, ma il gioco… resta sempre lo stesso. Potrei decidere di essere un'eroina, ma senza sfuggire all'ultima discesa. Potrei essere ancora madre di famiglia e sorridere alla morte in cambio della vita per quel figlio, nato solo per il mio egoismo... O potrei essere padrona della fuga o padrona del mio cammino… Ed è tutto qui. Non è niente di speciale, ma è speciale non essere niente, ancora… E tutto quello di cui ho bisogno è saper giocare bene, senza pensare a come finirà questa partita (che tanto non ho nessuna premura di concludere), perché, del resto, non posso sapere Chi sarà il primo ad essere escluso e l'ultimo a vincere... Come non posso sapere quale sarà la prossima mossa della mia durata e neanch'io cosa farò di conseguenza. Stando così le cose… non mi resta che aprire le braccia alle persone che hanno fatto parte del mio cammino, anche se certamente qualcuno mi tradirà… (non importa) aprirò tali braccia a quegli amori "così rari ed imprevedibili" che ancora camminano al mio fianco anche se certamente qualcuno deciderà di non seguirmi più… Tanto che (quando accadrà) mi sembrerà una tragedia, conoscendomi, ma mi abituerò e dopo qualche passo sarò persino più leggera… E sì. Aprirò le braccia anche ai miei pensieri… Sebbene certamente non avranno quella forza di andarsene…mai, perché la fine del mio cammino è al buio. Ed è lì che mi chiederò cosa c'è aldilà di un albero, aldilà di un dirupo, aldilà di una cascata... E avrò sempre qualcosa da prendere e altro da lasciare, avrò sempre tempo per donare e per ricevere, avrò abbastanza coraggio da riempire i polmoni e potrò sempre sfrecciare a cento all'ora, ma neppure andare a passo d'uomo sulle strade di casa… e ci sarà sempre qualcuno che mi farà ripartire da zero dandomi l'opportunità di iniziare un nuovo viaggio… E se ci credo o no, io sarò come nuova. Certo… Io, che mi sento spesso già avviata al tramonto, sarò di nuovo viva e di nuovo piccola, avrò i capelli corti e (di nuovo) lunghi… Avrò un sorriso nuovo e una piaga vecchia. Avrò sicuramente qualcosa da raccontare e altro da sussurrare solo a me stessa. E avrò le labbra segnate da baci… con nel cuore la mappa di amori vissuti. Avrò negli occhi la Mia Ombra, che riconoscerò in ogni specchio vecchio o nuovo, che sia... "ma sempre il Mio specchio d'acqua". (Cit.)

(Dedicato ♥)

domenica 13 marzo 2016

Stamattina ho raggiunto il mio Studio, appiedata, con le cuffie che si incastravano nei capelli... nella sciarpa, in tutto. Con me, c'era Mahalia Jackson, la sentivo con la sua voce inconfondibile... dal forte impatto emotivo che entrava nei miei timpani o non so in che altra parte delle orecchie, sta di fatto che mi faceva respirare. Mi faceva respirare a pieni polmoni nonostante lo schifo di smog che sta coprendo questa cittadina triste, dove io vivo, attualmente... Mi faceva guardare il viale alberato, verso lo Studio. Me lo faceva guardare e pensare che ci dovrebbero essere alberi ovunque... e che, io, dovrei anche abbracciarli, ogni tanto. Un giovane uomo ha successivamente girato nella vietta a destra dopo aver camminato al mio fianco per quasi mezzo chilometro di strada: "Secondo me vive solo di domenica", ho subito pensato. Poi ho deciso di passare davanti alle vetrine dei negozi trash del centro e involontariamente (o forse no?) mi sono specchiata, guardando i miei capelli... Un minuto prima mi sono sentita imbarazzata e anche un po' ridicola, poi ci ho riflettuto meglio e forse ero diventata quasi carina. La gente che ha circolato in piazza questa mattina, avrà pensato che caspita stavo facendo: ferma come una demente con lo chignon da attrice porno giapponese, mentre mi specchiavo davanti alle vetrine, ma fondamentalmente non me ne frega molto... per il semplice fatto che in quel momento volevo capire cosa pensassi io, non gli altri. Mentre camminavo la pioggia aumentava leggermente il suo ritmo e la mia pigrizia mi impediva di spostare il Giornale dalla mano sinistra a quella destra, sfilare la borsa dallo stesso braccio, aprirla... e prendere l'ombrello con il manico a forma di pappagallo che mi ha regalato tanti anni fa mio cognato e che ancora conservo come nuovo. Che poi la pioggia non era un mio problema... non in quel momento. Nel mio tragitto, ricordo di essere passata davanti all'edicola e vi ho trovato la solita signora stanca, ma sorridente, sorridente credo per inerzia, non perchè volesse realmente sorridere... Io non so Chi sia, ma quando decido di non prendere l'auto, la mattina presto, per andare al lavoro... è sempre la prima persona che incontro e che mi saluta, a parte quando ho beccato un drogato che non si reggeva in piedi che voleva una siga... (e l'ha chiesta a me, che non fumo!?) ma quella è un'altra storia... e neppure troppo bella da raccontare. Come quando attraverso la strada preoccupandomi superficialmente delle macchine che potrebbero passare sul mio bel corpo, ma non più esile e fatto di sole ossa, come in passato... avendo sempre fretta di andare da qualche parte che non sia casa... Oppure semplicemente quando cammino da maratoneta, come al mio solito, senza pensare assolutamente a dove possa mettere i piedi, riservandomi così cadute rovinose... e doloranti, alla fine. Ma questa mattina, girando l'angolo ho visto che un tipo stava sostando (o si era fermato?) davanti alla banca Intesa San Paolo, per prelevare, con le quattro frecce e l'auto in mezzo alle palle, che avrebbe di li a poco fatto inquietare in malo modo un automobilista barbuto. Mi era venuto in mente di fottergli la macchina... (pensiero, assurdo, lo so bene), ma i miei limiti morali mi hanno fatta andare avanti a camminare, attraversando la strada davanti a quella Porsche spettacolare e pensando al mio scatolino di macchina che mi aspetta a casa. Ma non voglio una Porsche Cayman. Oggi appena terminerò il mio lavoro in Studio... mi devo ricordare, al ritorno, di suonare piano il campanello del mio appartamento... di modo che quando la mia belva si presenta davanti alla porta con un osso in bocca... non gli salti in mente confuso, per la troppa eccitazione, di pretendere di darmi i bacini con quell'elemento duro fra i denti. Ma a mezzogiorno dovrei pure cucinare. E invece mi ritrovo a smaltire un po' di problemi accumulatisi nel corso di una settimana... pensare, che tutti i miei pensieri, fin qui volutamente espressi, sono solo una millesima parte di tutti quelli che mi passano nel cervello in cinque miseri minuti. Giornata uggiosa...

martedì 1 marzo 2016

Mi sono sempre chiesta che significa "grande avvocato"? Magari.... un avvocato utile ai giudici per aiutarli a decidere secondo giustizia, utile al cliente per aiutarlo a far valere le proprie ragioni. Ovverosia "utile"... perché parla lo stretto necessario, scrive chiaro e conciso... Non è mai "tremendamente parolaio" (Cit.) ... non ingombra l'udienza con la sua invadente personalità... non annoia i giudici con la sua prolissità e non li mette in sospetto con la sua sottigliezza: proprio il contrario, dunque, di quello che un certo pubblico intende per... "grande avvocato".


lunedì 15 febbraio 2016

    Credo che non convivrò mai con un uomo. Anzi... ne sono certa. Bisogna che io abbia molta esperienza della mia esistenza. Cosa che peraltro ancora ritengo di non possedere. Molta logica, molta bontà per saper godere delle qualità dell'altro, senza che io ne sia infastidita… a causa dei suoi difetti. Credo che continuerò ad amare e ad odiare, da lontano, tutti, i miei uomini. Come ho sempre fatto, fin'ora... Perchè, poi la convivenza è davvero strana... Come è "strano" ciò che... (immancabilmente) succede quando due persone vivono insieme da un po' di tempo: invece di guardarsi più da vicino e di coccolarsi più spesso iniziano a prendere le distanze per studiarsi da lontano. Come quando non ci si conosce… Però con la prerogativa di massacrarsi ad ogni lite… in quanto sanno quando esattamente pronunciare quelle tre parole (fatidiche) per ferirsi. Non sempre, certo, ma quasi… E me le immagino con la mia fantasia… cercarsi certe sere nel letto senza trovarsi. Ed è strano, penso, aver condiviso tutto e comunque sia… aver perso le parole. Voler andare via e comunque sia… dover rimanere, per amore. Può essere che la cosidetta "convivenza ideale" sia una menzogna. E poiché la cosidetta "convivenza ideale" non esiste, nessuno ha il diritto di pretenderla. Nemmeno io… che, ad essa, talvolta, ci penso. Contrarre un matrimonio, è come stringere un'amicizia. Ma significa, a parer mio, decidere di sopportare in piena consapevolezza una situazione di doppia disperazione e di doppio esilio. Significa anche passare dall'Antinferno (o Vestibolo dell'Inferno di Dante Alighieri) della solitudine… all'Inferno della vita in comune. Ed è ciò che io, di certo, non cerco.


    E purtroppo si va sempre di male in peggio... Per ridurre i costi nel nostro Paese le banche hanno deciso di chiudere filiali, non solo nelle grandi città... ma anche nelle piccole province. Dove forse vi è più bisogno, ma dove i costi (fissi) aumentano altrettanto... E dove non chiudono, riducono gli orari di apertura degli sportelli costringendo i clienti a spostarsi nella filiale più vicina a casa in caso avessero bisogno di uno sportello bancario. Ma tutto ciò, potrebbe ancora rientrare nella "normalità" con cui ci hanno abituato ad affrontare i problemi (a favore dei privilegi dei ricchi e dei potenti, sempre e comunque ed a tutti i costi...) e a causa di questa situazione, se prima il conto corrente online veniva scelto solo da Chi cercava di ridurre i costi. Oggi potrebbe diventare non un'alternativa al conto tradizionale... ma indispensabile. Dal momento che con "l'on banking" si ha un accesso costante alla banca e in tutti i giorni. Ed anche per questa straordinaria invenzione le banche riducono gli organici, potendo fare bonifici... pagare le utenze... tasse e ricaricare il cellulare, senza andare allo sportello bancario. Ma convincere me, che sono la persona più tradizionalista, nonché scrivente di questo post, che per decenni ho usato uno sportello bancario dove il mio contatto era una persona... e in caso di problemi mi rivolgevo direttamente al direttore della filiale. E quante volte l'ho fatto in più di trent'anni! Beh... ora non sarà facile. E mi permetto di eccepire in quanto, questi disagi raccontati alla stregua di queste poche righe non sono le malagevolezze più rognose che mi possa aspettare da un Istituto di credito… Eh, no! Ho scoperto di peggio in questi ultimi tre giorni… Ho scoperto come la banca, se vuole, riesce nell'arco temporale di una (sola) settimana a "disfarsi" di un funzionario titoli che ha ritenuto essere "ormai, non più utile" per lo stesso Istituto, liberando così una posizione chiave dell'organigramma della persona che lo occupa (nella fattispecie: la mia preziosa ed amica consulente finanziaria!) Quando per sostituire un cassiere il protocollo… ne richiede quaranta, di giorni! Ed è triste pensare come il cliente di ogni banca sia divenuto, negli anni, solo un numero… Esattamente quello appartenente al proprio conto corrente, tanto per non sbagliare, penserei senza ironia... Perdendo invece quell'attributo di essere persona pensante, sostanza la cui caratteristica fondamentale è il "Pensiero", come riteneva Cartesio, che era certo dell'esistenza dell' "Io", ma anche delle idee che percepisce l'essere umano, ove "idea" sta per qualsivoglia contenuto della mente, che al giorno d'oggi potrebbe essere paragonato alle più moderne individuali aspirazioni del genere umano.

martedì 9 febbraio 2016

    Lo smalto si sta quasi asciugando… Stasera voglio uscire di casa con le unghie pitturate in un certo modo. Ed è in questi momenti che c'è sempre qualcuno che pensa che io sia impotente, solo mentre si asciuga lo smalto, ovviamente non sono i miei uomini a crederlo… In realtà non sono impotente nemmeno in quel momento, in quanto sono in grado di pensare pure con del cosmetico colorato (ancora fresco)  sulle unghie, mentre inconsciamente medito anche come rovinare il duro lavoro... di stesura: spostando limetta, cotone idrofilo, acetone… intanto che lego i capelli, a coda di cavallo. Ma è evidente che non sono mai stata troppo a posto. I circa dieci punti di sutura cranica utilizzati per avvicinare stabilmente i lembi di una ferita procuratami accidentalmente, in età giovanile, mi girano nella testa, insieme a tante, troppe altre cose... ancora da fare. Lo spazzolino elettrico si sta caricando… meno male che mi sono ricordata altrimenti sarei uscita, di nuovo, senza lavare i denti… E francamente (quando accade) non è bello, perché poi passo per una che "non si lava"... O che "non ama usare creme profumate, anche solo per rallegrare l'umore" (Cit.) Che è peggio! Però... mi sento di affermare che non sono impotente quando ho lo smalto sulle dita che si deve asciugare. Sono impotente quando sono stanca, ho sonno e penso troppo. Tutto insieme. Così mi arrendo al mio stato d'animo, un po' per pigrizia, un po' perché non saprei che altro fare... Tanto, è vero che: "Sono come sono. Amen" (Cit.)

martedì 2 febbraio 2016

    E... intanto s'è fatta già sera. Ed io vorrei mostrarmi, sempre più, come un filo di luci natalizie. Di cui, alcune, funzionano ancora... alcune si spengono, altre... sono, ahimè, da buttare. Ma correlate da un filo. Solo e unico. Quindi, mi chiedo: "O le butto tutte... o nessuna". Perché continuo a volere che mi si accetti, per quella che sono... Con i miei difetti, con i miei umori ad intermittenza. Senza che qualcuno mi prometta di girarmi attorno... di decorarmi... simile... ad un albero di Natale, quando saprà per certo che avrò giorni in cui la corrente salterà... la stanchezza, mi prenderà il sopravvento e... apparirò a Lui persa. Tanto, da desiderare di essere tenuta... conservata... Magari nell'angolo più buio della cantina, ma senza buttarmi via... tra le piccole cose di valore non quantificabile e che non hanno più conto.
    (Dedicato ♥)



martedì 26 gennaio 2016

    Ed è qui che sbaglio... le parole vanno fatte uscire, i pensieri vanno accompagnati, fuori, come cani a passeggio nei parchi... Non mi piace il modo in cui mi rispondi. Ma non te lo faccio presente, mai... Non te lo ricordo, perché, poi, ti arrabbieresti... lo stesso, pur sapendo "ascoltare e capire", molto... di me. Ed ho compreso che non posso più aspettare... Non posso nascondere o sotterrare, ciò che provo, con te, ogni volta: se amo, devo dirlo... se qualcosa non mi sta ...bene, devo dirlo... se non mi sento voluta, ancor più, devo dirlo, perché non c'è niente di peggio di quei bachi da seta che non si evolvono, gradualmente, per timore di quello che potrebbe accadere "dopo"... In questo modo vivono con un terribile mal di pancia, si sentono pesanti, quasi non riescono a respirare. Ma non sapendo cosa fare vanno avanti a mangiare, foglie di gelso, giorno e notte, fino a quando si vedono sbucare dalla bocca una bava sottilissima che, a contatto con l'aria, si solidifica e che, guidata con movimenti ad otto della loro testa, si dispone in strati formando un bozzolo di seta grezza, costituito da un singolo filo continuo di seta pura. Ed è lì che stando al calduccio, fino alla Primavera, dopo un lungo faticoso lavoro. Tira il filo e avvolgi il filo, ma con la pancia finalmente liberata da tutto quel filo... formatosi dal loro notevole appetito. Si svegliano... sentendosi così bene, leggeri, forti che iniziano a rompere il loro bozzolo. Riuscendoci. Per diventare poi delle bellissime falene. Adesso, mentre sto scrivendo e mentre sto pensando, meglio a Te, comprendo pure che le parole non si devono tenere dentro con la paura che, fatte uscire, possano far crollare tutto... anche le storie, anche l'amore. La veritá unisce. La sinceritá, in cui credi, è come forbice che recide i fiori per farli crescere ricchi... belli, rigogliosi, colorati... più di prima. E talvolta litigare con me è talmente gratificante, se poi so come tornare. Ma davvero (questa volta) so come tornare?

    (Dedicato ♥)